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23 dicembre 1961-2018. Anniversario disastro ferroviario Fiumarella. Per ricordate “una sala della Regione alle 71 vittime”

Decollatura – Sono passati 57 anni. È da diverso tempo (http://ilreventino.it/la-tragedia-della-fiumarella-e-lobbligo-morale-di-ricordare/) che mi sono impegnato a parlare, o meglio dire, a divulgare ai più, la conoscenza del più grande deragliamento ferroviario della storia d’Italia avvenuto sulla linea retta dalla Mediterranea Calabro-Lucana (M.C.L.): Catanzaro 23 dicembre 1961.

È da un anno preciso (19 dicembre 2017, http://ilreventino.it/oliverio-soriero-decollatura-presentare-libro-ragazzi-della-fiumarella/) che lo faccio ufficialmente, anche attraverso il mio libro: I ragazzi della Fiumarella. Un disastro ferroviario a colori (https://www.linkedizioni.com/product-page/i-ragazzi-della-fiumarella-giovanni-petronio), in cui, con sentimenti di vivo trasporto, non solo personale, provo a descrivere in modo corale l’urlo mai sopito di madri e padri che, in alcuni casi, ancora, aspettano il ritorno a casa dei loro amati figli.

Giovani intrisi di una luce speciale dentro, tratto caratteristico solo di quelle generazioni che non avendo avuto nulla in eredità, se non distruzione e povertà, si battevano, con determinazione, per afferrare tra le mani frammenti di futuro. Ci si chiederà: come intendevano farlo? La risposta è semplice: attraverso l’istruzione! Avevano capito che quello era lo strumento principale per cambiare se stessi e il mondo circostante…

A ridosso delle decine di presentazioni, molti intervenuti mi hanno interrogato, chiedendomi: perché questo libro?”. La risposta che ho sempre dato è: “perché non questo libro?”. Del disastro ferroviario della Fiumarella, infatti, quasi non doveva parlarsene più, come se fosse una damnatio memoriae, atta a cancellare tutto, questo proprio a causa dell’indicibile dolore che ha provocato e che ancora, come evento ancora vivo, è in grado di sprigionare posteriormente.

La mia consapevolezza è stata che se non lo avessi fatto, forse un giorno qualcuno avrebbe potuto dimenticare. Mi spiego meglio, adesso dimenticare continua ad essere logicamente possibile, ma, sta diventando un po’ più difficile, almeno nel nostro comprensorio. Questo perché il lavoro che sto tentando di portare avanti è quello di modellare il cerchio della conoscenza, per poter costruire una rinnovata consapevolezza attorno al tema: “Non dimentichi perché tu non sai, dimentichi perché tu lo vuoi”. Nel primo caso puoi essere quasi giustificato; se non conosci come puoi ricordare? Nel secondo, il dimenticare, il non ricordare, è una precisa, scellerata e voluta, scelta. Diventa un crimine! In sostanza, mi batto perché si possa arrivare a non ricordare solo ed esclusivamente perché lo si vuole e non perché non si conosca…

È stato un anno pieno di impegni a tale riguardo, con risultati impensabili, come la lettera di plauso che ho ricevuto dalla più alta carica dello Stato, cioè il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, o l’onorificenza dal Comune di Motta Santa Lucia, oppure, ancora, quando ogniqualvolta scolari, studenti universitari o gente comune che ricorda o vuole conoscere di più su quanto accaduto, ormai 57 anni fa, si avvicinano con partecipazione alla tematica, dimostrando un interesse e generando un immediato feedback al racconto fatto o chiedendo su quanto appreso dalla lettura del libro.

È da un anno che molti giovanissimi, fiori all’occhiello delle nostre comunità dell’entroterra calabrese, sono al mio fianco in questo viaggio nelle memorie del 23 dicembre 1961, anche loro ne stanno diventando i custodi attenti e perseveranti… Questo è un viaggio che ho deciso, che abbiamo deciso, di fare, perché arrendersi significa perdere; perdere per sempre il passato e di conseguenza anche il futuro, il nostro di futuro.

Da un anno ripeto a me stesso e, a chi ascolta, che la Fiumarella è malinconia, che si può toccare, si può sentire, è una nostalgia fissata nel tempo e nello spazio, ma è anche dignità di un riscatto, del riscatto della speranza che lì sotto è stata annichilita.

Per questo motivo, le istituzioni, che spesso mi hanno sorpreso, non possono tirarsi indietro, ed in particolare, la Regione Calabria possa avallare la mia proposta di intitolazione di una sala della Cittadella a Catanzaro ai ragazzi della Fiumarella!

Non un gesto opzionale, ma un gesto dovuto. In questo modo, per sempre e in maniera perenne, inizieremo a scolpire nella storia questa vicenda. Continuo a non accettare che alcune sale portino nomi talmente assurdi, come sala oro o sala verde, che, in sostanza non rappresentano nulla, quando invece le vittime del più grande deragliamento della storia dell’Italia intera vengano “volutamente dimenticate”. Per me tutto questo diventa inaccettabile.

Ed è per questo e per i motivi descritti sopra che questo viaggio continuerà, proseguirà con altri momenti di riflessione pubblica, poi, con l’arricchimento della versione attuale del libro e con la pubblicazione, successivamente, del volume numero II e forse, di altro ancora.

In ogni caso sono a completa disposizione di tutti coloro i quali volessero dare testimonianza alla storia (possono scrivermi a [email protected]). Lo faremo anche sperimentano nuovi linguaggi comunicativi e con sempre valide formule di memorie, di cui molto presto darò conto.

Alla memoria dei ragazzi della Fiumarella,
di coloro i quali sono diventati per me
dei compagni di viaggio.
Alle loro amate e mai dimenticate mamme.
A chi continua ad amarli e a ricordarli per sempre”.

Dall’incipit del libro.

di: Giovanni Petronio

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Un commento

  1. Michele Cerminara

    Condivido il contenuto e faccio i miei complimenti per l’impegno e la proposta.
    Non solo uno come me che, quale corrispondente di allora della Gazzetta del Sud fece il servizio sulla tragedia (con un dolore particolare conoscendo i familiari), ma tutti dovremmo ricordare quella data e tramandare la memoria alle nuove generazioni.

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