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Al Congresso del SPI – Cgil portato il saluto della Lega del Reventino

Al primo Congresso SPI – CGIL Area Vasta, svolto a Catanzaro, è stato portato il saluto degli iscritti al Sindacato Pensionati Italiani Cgil Lega del Reventino che raggruppa gli iscritti dei diversi centri dell’area centrale della Calabria. Di seguito riportiamo l’intervento del responsabile e coordinatore della Lega dello SPI-CGIL del Reventino, Angelo Falvo di Carlopoli.

<<A tutti un saluto per conto dei pensionati della Lega dei paesi del Reventino: Carlopoli, Conflenti, Decollatura, Martirano, Martirano Lombardo, Motta Santa Lucia, Platania, San Pietro Apostolo, Serrastretta e Soveria Mannelli.

In questi paesi interni, con l’impegno determinante del segretario SPI provinciale, si è ri-costituita a giugno la Lega SPI – CGIL con sede a Decollatura.

Sapete, sappiamo tutti quanto è difficile ricostruire momenti associativi di impegno, sia per le organizzazioni  politiche che per quelle sindacali: viviamo una di quelle consuete contraddizioni dei tempi  per cui più ci sarebbe bisogno di momenti di aggregazione, di partecipazione e di unità per vivificare la “democrazia” negli assetti amministrativi cosa indispensabile per respirare e vivere spazi di libertà, più al contrario si avverte e persiste un drammatico distacco dall’impegno organizzato, dalle iniziative collettive, dai propositi di stare con gli altri per migliorare il proprio presente e contribuire a lasciare un mondo migliorato.

Tante delusioni e troppe disillusioni hanno scavato un solco che si potrà colmare solo lentamente con impegni di lunga durata e con comportamenti di lento riacquisto di fiducia.

Per questo gli sforzi che si stanno compiendo dentro il sindacato, e a noi interessa la nostra CGIL, di tenere congressi, mobilitando persone e sollecitando idee e proposte è prima di tutto meritorio verso la stessa concezione e attuazione degli aneliti democratici nella società.

Degli impegni di cui siamo investiti in quanto SPI sappiamo che essi sono particolarmente faticosi e di difficile riconoscimento. I pensionati non sono una categoria omogeneamente definibile per cui si possa elaborare una proposta di lotta contrattuale monetizzandone gli obiettivi accompagnata ad un’articolazione di livelli di carriera e basta. Più di quanto possa accadere per altri settori, i pensionati richiedono si il miglioramento delle pensioni per salvaguardare il potere di acquisto e migliorarlo, a partire da quelle più basse, per una larghissima platea già al disotto della famosa soglia di povertà indicata in 780 euro.

Però è da sottolineare che alla rivendicazione economica strettamente intesa, i pensionati richiedono molto più urgentemente “servizi” e attenzione umana, cose che, tutte e due, sono in caduta libera. Non c’è bisogno di elencare i servizi indispensabili alla cura della persona, dalla sanità ai trasporti, dall’accompagnamento all’informazione, dai problemi della salute a quelli della solitudine. E non c’è bisogno di spendere troppi termini, per comprendere tutti noi, che  i pensionati, ormai considerati non più produttivi, in una società sempre di corsa verso profitti ed efficienze, non ricevano ne attenzione, ne intenzioni di occuparsene civilmente.

Per cui alle difficoltà presentate dall’età si assommano quelle della modernità disumanizzante, votata alla velocizzazione dei pragmatismi. Non producono, non hanno conoscenze da insegnare, sono di peso e nelle migliori delle ipotesi, appena si cede in autosufficienza, la prospettiva è la struttura “Casa di anziani” per una ospitalità da custodia, quanto meno protetta quando non di sofferenze fisiche oltre che psicologiche.

Avrebbero tanto umanità da trasmettere sulla base delle esperienze di vita, ma queste qualità sono fuori mercato. Pochi sono i fortunati in condizione di vivere classicamente in famiglia fino alla fine. Dalle mie parti tantissimi soffrono la solitudine e l’isolamento anche perché figli e nipoti sono fisicamente fuori, lontani, emigrati. Magari alcuni se ne vanno molto malvolentieri a stare dai figli durante i rigidi mesi invernali, durante i quali, da soli non possono più stare e tu li vedi partire con le lacrime agli occhi e la visibile paura in faccia, temendo di finire seppelliti in paesi lontani.

Avrebbero tanta saggezza da comunicare in considerazione delle gravi peripezie affrontate e sapute superare ma non hanno uditori. Ci sono alcuni che si rendono utili, se in vigoria, finché ci sono nipotini da accompagnare.  Sempre sono utili per devolvere parte delle pensioni per i figli in difficoltà e per i nipoti disoccupati o per quelli che, e sono sempre meno purtroppo, affrontano costi di studi altrimenti non sostenibili. Si perché se non ci fossero gli ammortizzatori delle pensioni in tantissime famiglie sarebbero emerse lacerazioni sociali e disagi di impoverimento al limite della disperazione più di quanto non si sia già verificato

La Lega SPI ha perciò un campo vasto di iniziative da programmare e da proporre. Abbiamo cominciato ad individuare i percorsi di relazione e di contrattazione se così si può dire. Le amministrazioni locali sono i primi referenti, i secondi sono i cosiddetti presidi sanitari, poi i soggetti delle infrastrutture territoriali. Ebbene, abbiamo cercato subito una loro collaborazione intanto per analizzare quali sono i loro propositi.

La situazione nella sanità è gravissima. L’ospedale di Soveria Mannelli praticamente chiuso. Poliambulatori scarsi di personale e di prestazioni. Solo la presenza nei singoli Comuni delle guardie mediche un poco conforta, servizi  socio-assistenziali domiciliari nulli o quasi. Nei bilanci dei Comuni non c’è alcuna voce specifica di senso, che sia rivolta ad iniziative per i pensionati.

Nel bilancio, secondo le ultime formulazioni, c’è la missione n. 12 da destinare a politiche per interventi sociali. Noi dalle analisi che abbiamo fatto all’interno di essa non  abbiamo trovato alcuna voce specifica per gli anziani, in nessun Comune.

Le amministrazioni hanno quasi tutte collaborato a darci i dati: c’è qualche campo da bocce, qualche minimo intervento domiciliare, due giornate per gli anziani, qualche aiuto nella logistica per recarsi a Caronte a spese loro, due generici sportelli per informazioni con personale del precariato, in un solo Comune è presente un minimo di assistenza domiciliare appoggiandosi al volontariato.

Sta succedendo che nel mentre gli anziani sono divenuti la fascia sociale ben più numerosa delle altre , verso questa fascia di cittadini non si propone alcuna politica né di sostegno, né di assistenza, né di accompagnamento.

Nella nostra regione, ancor più nei paesi interni, sono galoppanti gli indici di invecchiamento e di dipendenza, quelli di invecchiamento son passati mediamente da 145% a 210% in 15 anni ed ora sono destinati a crescere esponenzialmente perché non ci sono nascite. Sta divenendo ormai irreversibile un totale abbandono dell’area montana, senza speranza di riprendersi, almeno nei prossimi decenni. Da qui scaturisce un nostro dovere di impegno civico, ancor più pieno, che deve sentirci accanto e assieme ad ogni forma di lotta che abbia il fine di invertire la disastrosa condizione generale, ma specificamente quella giovanile

Da nonni, da padri, da cittadini, da iscritti ad un sindacato, la CGIL, che ha fatto della difesa dei diritti e la tutela dei deboli e indifesi il senso della propria origine e della propria storia, dobbiamo comprendere che dobbiamo restare irti in campo. Personalmente sono convinto che lo SPI può avere più senso e più meriti se schiera le sue forze, sia difesa delle proprie condizioni, ma soprattutto se saprà collegarle a quelle delle giovani generazioni, già abbondantemente mortificate ed escluse, altrimenti abbandonate a rischi di derive non solo sociali, ma anche anti-democratiche. Questa mia riflessione è stata simbolicamente ben anticipata da chi ha organizzato la locandina, nella quale appaiono i visi sorridenti di una folla di ragazzi.

Ecco, perché possano restare sorridenti in futuro dipenderà si dai loro impegni e dalle loro lotte, ma dobbiamo capire che se noi ci tiriamo da parte, loro da soli non riusciranno.
E noi dobbiamo esserci.

di: Angelo Falbo

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