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Alla scoperta del ponte romano di Scigliano: testimone di un passato magnifico

ponte scigliano anticoC’è nell’aria, e non solo, un crescente interesse per il beni culturali, segnatamente per i beni archeologici che spinge anche nuovi appassionati ad interessarsi del destino di monumenti ed emergenze antiche presenti nel territorio dove si svolge la vita quotidiana. Un bisogno forse originato dalla necessità di appropriarsi di un passato che nella nostra zona non ha lasciato tracce assai evidenti e numerose. Tanto perciò avviene anche nel cosiddetto comprensorio del Reventino-Savuto, che di recente è stato scelto come “Area Pilota” nell’ambito della strategia di sviluppo delle “Zone Interne”.

In questo territorio sono presenti due importanti testimonianze architettoniche del passato individuabili nel cosiddetto Ponte di Annibale (altrimenti detto del Diavolo e di Sant’Angelo) in territorio di Scigliano e di Altilia e dei resti del Monastero di S. Maria di Corazzo che sorge in territorio di Carlopoli, vicino alla frazione Castagna dello stesso comune.

ponte scigliano 1In questa sede ci vogliamo interessare soltanto del primo non soltanto per la sua antichità intrinseca, ma anche perché dei due monumenti è quello meglio conservato, anzi giunto pressocchè intatto fino ai nostri giorni. Se questo è avvenuto non è dovuto solo ad un “destino” benigno, bensì all’intervento strutturale effettuato nel 1961 da parte del benemerito geometra Saturno Tucci su incarico dell’allora sindaco di Scigliano prof. Girolamo Bartoletti e del dr. Eugenio Arcuri, segretario comunale dello stesso ente locale. I lavori, come ci informa lo stesso Saturno Tucci, nella sua breve pubblicazione “Storia del Ponte Romano sul Fiume Savuto”, Calabria Letteraria Editrice 1991, vennero diretti e sorvegliati durante l’esecuzione dal professor Alfonso De Franciscis, all’epoca direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Diremo subito che la denominazione “Ponte di Annibale” è del tutto errata dal punto di vista storico. Il condottiero cartaginese all’epoca della costruzione dell’opera, tra il 132 ed il 121 a.C., non era già più in Calabria dalla quale era transitato almeno 80 anni prima. L’altra denominazione, “Ponte di Sant’Angelo” è legata alla presenza di una piccola Cappella, sicuramente a parer mio di origine votiva, dedicata al santo omonimo, dinanzi alla quale si svolge (per meglio dire si svolgeva) in settembre una festa molto partecipata dalla popolazione del posto e dei paesi circonvicini. Al santo appena citato si lega la denominazione di “Ponte del Diavolo” (assai diffusa in tutta la penisola: ricordo solo il Ponte del Diavolo di Civita, in provincia di Cosenza) in quanto lì il santo avrebbe abbattuto il diavolo che per l’ira della sconfitta avrebbe semidistrutto la spalla destra del ponte. E il geometra Tucci narra che rinvenne davvero una lesione proprio lì, scusandosi quasi per averla fatta sparire con un piccolo “intervento” edilizio. Così dicendo in parte confermava l’origine leggendaria del ponte, che io preferisco definire “nota di costume”.

ponte scigliano altoUna certezza storica è costituita dal fatto indiscusso che il ponte faceva parte dell’antica strada romana Popillia-Annia (della quale ci occuperemo in futuro) fatta costruire da Reggio fino a Capua, dove probabilmente si congiungeva ad altre arterie e fra queste la Via Appia che da Capua stessa conduceva fino a Brindisi. L’altra certezza è rappresentata dall’essere l’unica opera ancora agibile della strada che resta nel territorio dell’antico “Brutium”.

ponte scigliano latoPossiamo dire questo con precisione grazie ad un monumento, preferisco chiamarlo così anziché semplicemente “documento”, epigrafico quasi unico, nel suo genere, costituito dal Lapis Pollae, detto così perché rinvenuto vicino alla cittadina di Polla, in provincia di Salerno, un cippo sul quale è incisa una “vera e propria tabula” (così la definisce il Tucci) contenente l’indicazione delle miglia intercorrenti tra il cippo stesso, Capua e Nocera, a Nord, e le altre località toccate dalla strada nel suo percorso verso Sud fino a Reggio. Contiene inoltre un elogio vero e proprio del costruttore della via, il cui nome, ironia della sorte, non ci è pervenuto perchè il cippo manca del primo rigo ove, con ogni verisimiglianza, era riportato il nome del costruttore.

L’ultima nota vogliamo dedicarla alle motivazioni che, secondo il geometra Saturno Tucci, indussero il costruttore a scegliere  il posto dove il ponte fa ancora bella mostra di sé dopo oltre 2000 anni di vita. Egli le cita nell’ordine seguente:

  • Esistenza nelle vicinanze di una cava di tufo calcareo.
  • La curva che il fiume descrive in quel punto e che permise ai Romani di deviarne il corso per procedere alla costruzione.
  • Dopo aver qui scavalcato il fiume, il tracciato poteva proseguire senza difficoltà particolari a sinistra fino al Tirreno.
  • Rispettare la necessità di realizzare una stazione di sosta ogni 13-20 miglia romane ( tra i 20-30 km) da quella precedente o successiva.
  • L’esistenza sul posto, alla sinistra del fiume, in territorio di Scigliano, di una assai ampia radura pianeggiante superiore di almeno 15 metri rispetto al livello altimetrico del fiume tale da permettere l’impianto di un accampamento ( i “castra” dei Romani) al sicuro da eventuali piene del fiume.
  • La presenza del fiume stesso e di sorgenti d’acqua nelle vicinanze, oltre ad una notevole disponibilità di legname delle vicine foreste silane.

Aggiungiamo ancora, per maggior informazione, che quasi certamente il fiume, all’epoca della costruzione, era navigabile e che con le sue acque si faceva giungere il legname proveniente dalla Sila fino al Tirreno per utilizzarlo nella costruzione di navi.

ponte scigliano calpestioUn’ultima notazione, mi è utile per ricordare che passando sopra questo ponte i Romani potevano toccare probabilmente la città di TERINA, o almeno, ciò che restava di essa all’epoca della costruzione, su quello che oggi viene denominato Piano di Terina (o Piano della Tirrena), un’ampia collina di circa 30 ettari posta tra il fiume Savuto a Nord e il fiume Grande a Sud. Ma quella di Terina è davvero un’altra storia, colonia greca sul Mar Tirreno, rivendicata da Lamezia Terme e collocata da chi sostiene questa tesi nelle vicinanze dell’odierna Abbazia di S. Eufemia Vetere.

 

A corredo dell’articolo (nella foto sotto) si riporta la poesia dedicata al ponte inserita nell’ultima di copertina della pubblicazione di Saturno Tucci “Storia del Ponte Romano sul Fiume Savuto”, Calabria Letteraria Editrice 1991, cosi come la foto storica in bianco e nero (in evidenza  nell’articolo) è riprodotta dalla prima di copertina della stessa pubblicazione.  

ponte scigliano poesia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appendice. Bibliografia minima
Tucci Saturno. Storia del Ponte Romano sul Fiume Savuto. Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 1991
STORIA DELLA CALABRIA ANTICA. A cura di Salvatore Settis. Età Italica e Romana. Gangemi  Editore, 1994 –  Vol. II pagg. 287-293 Gian Piero Givigliano. Percorsi e Strade.

di: Gabriele Emilio Chiodo

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