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A Castagna presentato il libro: Palmira Fazio Scalise la “Poetessa Silana”

di Angelo Falbo * – 

Nella sala dell’ex Chiesetta di Castagna in via Nazionale nel comune di Carlopoli si è svolta la manifestazione culturale con la presentazione di un libro – saggio dal titolo: “Palmira Fazio Scalise Poetessa Silana e altre voci di Calabria”, scritto dalla prof.ssa Nuccia Fratto Parrello e stampato dall’Editore Ursini. Organizzata dall’associazione Il Salterio, con la partecipazione del Centro Culturale di Castagna e la presenza dell’amministrazione comunale di Carlopoli, la manifestazione si è svolta giorno 28 dicembre.

La relazione di avvio è stata tenuta dal prof. Angelo Falbo, che ha dato atto all’autrice di essere stata assai coraggiosa e professionalmente molto acuta nella trattazione critica delle opere di Palmira Scalise. Coraggiosa perché di questi tempi, malgrado ci fosse da noi una scarsissima propensione alla lettura, pur tuttavia si assiste ad un pluriennale esasperato fenomeno di pubblicazione di libri che invadono ogni trasmissione e migliaia di manifestazioni. Libri di vario genere, ma in particolare di natura autobiografica: sembra che, altra contraddizione, in una società in cui le relazioni colloquiali sono rare, si faccia urgente la necessità di raccontarsi agli altri.

L’autrice invece affronta una trattazione di saggio letterario, in cui si richiede, non la libera fantasia o l’elaborazione tecnica, ma l’accostamento discreto e rispettoso a  “quanto e a come” gli autori trattati hanno voluto scrivere, comunicare, tramandare: si richiede discrezione e non discrezionalità di critica. Altrimenti dal “saggio” si scade nel “commento”, che può essere sempre interessante, ma è un altro genere.

La prof.ssa Nuccia Fratto Parrello invece ha saputo svolgere una trattazione delle opere della Poetessa Palmira con autorevolezza e con un’adesione empatica tali da consentirle, alla fine, di aver realizzato nelle sue pagine, per chi vi si volesse accostare, una guida insostituibile alla comprensione delle varie “opere di vario genere” prodotte nel corso della fertile ispirazione letteraria dalla nostra “Poetessa Silana”.

Nel saggio si scopre che la Poetessa ha spaziato dalla compilazione di una appassionata dissertazione rivolta alle donne dell’“ora presente”, alla composizione di liriche, di commedie, di novelle, di poemi.

Da sinistra: Maestro Giuseppe Guzzi, sig.ra Francesca Bartolotta, dott. Mario Donato Cosco, dott. Ursini – Editore, prof. Angelo Falbo, prof.ssa Nuccia Fratto Parrello, dott Salvatore Gigliotii, prof. Franco Butera, dott. ssa Lara Chiellino

Con temi che possono essere letti e accostati agli accadimenti dei nostri tempi, sollecitando riflessioni sui rapporti interrazziali, sulle persistenti angherie sociali, sulle colpe dei perduranti spopolamenti delle nostre contrade. Da Maestra, qual’era  si è mostrata antesignana di intuizioni pedagogiche e di pratiche didattiche che a buon diritto andrebbero oggigiorno rivisitate e accolte. Sia nei rapporti intensi vissuti con gli alunni che in quelli con le “famiglie”. Contrariamente all’andazzo dei suoi tempi in cui a “Scuola“, come in tutta la società, vigeva il concetto dell’ordine imposto: lei al posto della “bacchetta” consegnava al Maestro la responsabilità di essere prima di tutto “luce e guida morale” con le armi dell’affetto e della comprensione. Da donna aveva individuato la necessità di trovare una strada per l’affrancamento  e il riscatto delle donne, soprattutto in quanto “mamme” alla luce di una riflessione sulla naturale connotazione di religiosa adesione al concetto di creatività. Da Poetessa ha ispirato i suoi scritti al patrimonio di vita vissuta in relazione con la e “dentro” la propria famiglia, la propria esperienza, la propria comunità, il proprio territorio, assunti come valori,  nutriti ed alimentati da una radicata visione classica e dei “classici”, da Virgilio, a Dante, a Manzoni, fino a D’Annunzio suo contemporaneo e ammiratore-ammirato per le “Gesta d’oltremare”. I luoghi di nascita, la Sila con i suoi maestosi alberi e con la sua maestosa montagna, nelle albe e nei tramonti, nella varietà delle stagioni, con il sole, con la pioggia o con la neve, sempre vengono evocati a temi di ispirazione, da tramutare in versi o in prosa.

Interessanti e attuali restano le trame delle vicende vissute dai protagonisti sia delle due Commedie che delle quattro Novelle. Nelle prime si evidenziano temi quali quelli interrazziali, vissuti tra Italiani e Albanesi in S. Giorgio Albanese;  ma anche quelli della peregrinazione post risorgimentale e le prime ondate migratorie. Tra le Novelle si segnala quella che riprende la figura di Rosangela Mazza, la Brigantessa, costretta a divenir tale per seguire il suo innamorato macchiatosi di omicidio per lavare il “disonore” subito con lo stupro ad opera di un signorotto locale. Quello dell’amore contrastato è un tema ricorrente nelle opere della Poetassa, che in genere però predilige il “lieto fine” per i suoi protagonisti innamorati.

Il poema centrale è comunque quello spirato al Monastero, Convento di Corazzo, come ama definirlo lei: sentito luogo “generatore” della comunità di Castagna e divenuto crocevia della “storia” con il suo forte richiamo ed ascendente di natura religiosa e spirituale. La Poetessa, secondo l’autrice del saggio, vive intensamente e costantemente i luoghi dove si è venuta a trovare, da quelli della località Difesa, proprietà della sua famiglia in Castagna, a San Giorgio Morgeto dove è stata ad insegnare, fino a tutto l’entroterra di Pozzuoli dove è migrata. “Il vagabondaggio virgiliano” dedicato a Pozzuoli è un esemplare poema di stampo classico, nel quale si fanno incontrare personaggi e percorrere luoghi che son propri della letteratura mitologica greco-romana.

Al termine della relazione si è voluto dare sia voce diretta alla Poetessa che rendere onore a quanti caddero nel disastro della Fiumarella, dei quali è ricorso il 55° anniversario proprio il 23 dicembre scorso. Lo si è fatto con una bella performance recitativa da parte dell’artista dott.ssa Lara Chiellino del componimento “Calabria piange“ che Palmira Scalise dedicò a quei ragazzi, tanti dei quali erano studenti, che lei sentì come “suoi alunni-figli”” tragicamente scomparsi.

Alla relazione di avvio ha fatto seguito l’intervento del prof. Francesco Butera, il quale, dopo aver delineato un ricordo personale di Palmira Fazio Scalise ha parlato della poesia e della poetica della poetessa che si può condensare in una strofa del poemetto “Pozzuoli canta”

L’ansia di cose semplici e gentili

di cui sento, con spasimo, il bisogno:

trama lucente fatta con i fili

d’oro del sogno,

voce lontana, di dolcezza effusa,

simile al pianto d’una cornamusa.

Ha poi sottolineato l’originalità della poesia di  Palmira Scalise che non si fece influenzare dalle varie correnti  letterarie del suo tempo. In lei si trovano echi di qualche poeta crepuscolare ma non la tristezza e malinconia tipica dei rappresentanti di quella corrente; ammira D’Annunzio ma non ne imita l’estetismo, ama Pascoli e lo cita ma la sua poesia non è simbolista. Si è poi chiesto se ha ancora senso leggere la poesia di Palmira Fazio Scalise. La risposta non può che essere affermativa perché la poesia della Scalise ci dice qualcosa di bello, di importante, di riuscito, di meritevole di stima o di attenzione. La sua poesia ci dà sensazioni ed emozioni.  Dopo aver ricordato alcuni temi tipici della poesia della Scalise, tra cui il suo anelito alla pace, Francesco Butera, si è infine soffermato sulla figura di Palmira Scalise come educatrice.

La Scalise, a suo avviso,  ha incarnato mirabilmente quella figura di maestro che, nei primi anni del Novecento,  si andava delineando negli scritti di Maria Montessori, di Rosa Agazzi e di Giuseppe Lombardo Radice. Negli  scritti che la “poetessa dei monti silani” dedicò alla scuola emerge infatti la concezione di un maestro che non pensa solo all’indottrinamento dell’alunno ma mira alla crescita della coscienza civica di tutto un popolo.

Si sono poi susseguiti gli interventi dell’autrice che ha illustrato i motivi ispiratori, i tempi di elaborazione le modalità di stampa. Per il contenuto ha invitato i presenti a valorizzare al massimo gli scritti di tanti “poeti, romanzieri, scrittori”  locali che tante volte rimangono sconosciuti anche nel proprio territorio, mentre invece meritano di essere scoperti, letti e diffusi, perché meritano e non sono certo inferiori, nella qualità di ciò che comunicano, a tanti altri che invece ci vengono commercialmente imposti. Lei stessa, ha comunicato, è rimasta sorpresa della vastità e della qualità degli scritti di Palmira, che non aveva mai avuto occasione di “incontrare” prima in nessuno testo.

Ringraziando  i componenti dell’associazione Il Salterio che le hanno fornito gli scritti, si è detta entusiasta, man mano che ha proceduto nella lettura e nella elaborazione del saggio, che contiene altre pagine dedicate ad altre figure di scrittori: alla prof.ssa Maddalena Barbieri, fine scrittrice di libri su Catanzaro e su S. Andrea sullo Ionio e di impegno “femminista”, alle due poetesse, Innocenza Scerrotta Samà e Maria Teresa Liuzzo, e infine a Paolo Arcuri per il suo bel romanzo “Sandali di ortica”. Anche l’editore, presente alla manifestazione, ha voluto caratterizzare il suo intervento sottolineando la validità del libro pubblicato e della passione con cui la sua casa editrice aiuta gli scrittori locali “nascosti” ad avere presenza e voce. Cosi ha fatto il dott. Mario Donato Cosco, recensore e consulente della “Casa editrice Ursini”, il quale nel suo interessante intervento ha tratteggiato gli impegni editoriali dell’Editore Ursini e la tenacia con cui da anni la prof.ssa Nuccia  produce opere molto valide sul piano dei contenuti e delle modalità narrative, pubblicando anche studi di saggistica molto apprezzati.

Sono seguiti interventi del pubblico. Tra l’atro l’ex sindaco Francesco Talarico ha voluto sia rammentare il doloroso momento del tragico disastro della Fiumarella al quale, viaggiando in una carrozza diversa per caso è scampato, sia la figura della stessa Palmira Scalise direttamente da lui conosciuta, sollecitandone una commemorazione e magari l’intitolazione di una scuola. La giovane concittadina Adele Talarico, presente e rappresentando interesse per la manifestazione si è detta favorevole a tali iniziative culturali, sollecitando l’amministrazione comunale ad aver più attenzione verso le “personalità”, scrittori, studiosi, artisti, nostri concittadini dedicando loro iniziative e attività non solo finalizzati ad attribuire riconoscimenti, quanto a ridestare nella comunità uno spirito identitario.

La sig.ra Francesca Bartolotta, delegata dal sindaco a portare i saluti dell’amministrazione, oltre a mostrarsi partecipe all’iniziativa e sostenitrice delle iniziative culturali, ha mostrato condivisione per gli impegni che la civica amministrazione  dovrà meglio sostenere in direzione di un accrescimento culturale, perché, a dirla con le parole della stessa poetessa Palmira questa sera ricordata: “le iniziative culturali portano luce”.

La manifestazione ha avuto degli intermezzi, delle pause con recitazione emozionante di passi scelti degli scritti della Poetessa ad opera del dott. Salvatore Gigliotti, accompagnato musicalmente in maniera esemplare dal Maestro di Flauto Traverso Giuseppe Guzzi.

 

 

 

 

 

 

La manifestazione, nel plauso generale, si è conlusa esprimendo congratulazioni all’autrice a cui è stato consegnato un omaggio floreale. 

 

* Angelo Falbo, già sindaco di Carlopoli e dirigente scolastico.

di: La redazione

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