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Don Fabio. Due o tre cose che so di lui

Nell’apprestarmi a scrivere queste note il mio cuore è in tumulto e preda di opposti sentimenti. Da un lato c’è la gioia per un amico che intraprende un cammino che, sono certo, lo porterà lontano; dall’altro il dispiacere di non poter più godere di persona del balsamo della sua amicizia.

Più che gioia forse avrei dovuto però usare la parola “orgoglio”, perché è con un misto di orgoglio e ammirazione che guardo alla sua scelta di abbandonare sicurezze e certezze consolidate per mettersi in viaggio alla sequela di Cristo, nell’ascolto e comprensione profonda della sua Parola.

Sono trascorsi quasi cinque anni da quando don Fabio è arrivato in mezzo a noi, cinque anni molto densi. Cinque anni in cui la comunità parrocchiale ha avuto la possibilità di confrontarsi con altre confessioni cristiane, teologi di fama internazionale, biblisti, testimoni. Cinque anni di crescita umana e culturale.

Onde evitare che tutto finisca per disperdersi nella melma di critiche, polemiche, immancabili teorie del complotto, apprezzamenti così irriguardosi che finiscono per squalificare chi li proferisce più che scalfire chi li riceve… fenomeni tutti che fanno da immancabile contorno a questi momenti, credo sia opportuno, oltre che necessario, fissare alla memoria mia e degli altri membri della comunità alcuni aspetti salienti della predicazione di don Fabio in mezzo a noi. Provo a riassumerli in quattro punti:

1) L’amore per la Parola

«Infatti annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9,16)

La Parola di Dio è da sempre la stella polare della predicazione e del ministero di don Fabio. Non ricordo una sola omelia in cui si sia perso in tediose trattazioni moraleggianti o in inutili sfoggi di eloquenza fine a se stessa. Ogni singola omelia ha sempre avuto al centro la Parola. Prima di spezzare il pane eucaristico, don Fabio ha spezzato la Parola in mezzo all’assemblea dimostrando di averla precedemente meditata a lungo, di aver voluto sminuzzarla e digerirla prima, per meglio offrirla poi all’uditorio. Non solo. Durante questi cinque anni sono state numerose le occasioni di approfondimento della conoscenza della Parola di Dio che ci sono state offerte durante le quali abbiamo avuto la possibilità di conoscere celebri biblisti e teologi. “La Bibbia come mappa e bussola della comunità”: è stato questo sin da subito il suo sogno e, per realizzarlo, ha pensato di creare occasioni durante le quali gli stessi laici opportunamente formati avrebbero potuto animare circoli del Vangelo e centri di ascolto. Perché se è vero che Gesù è presente al momento dell’Eucaristia è altrettanto vero che è presente allo stesso modo, seppure in forme diverse, durante l’ascolto e la condivisione della sua Parola.

2) La Missione

«L’evangelizzazione obbedisce al mandato missionario di Gesù: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). In questi versetti si presenta il momento in cui il Risorto invia i suoi a predicare il Vangelo in ogni tempo e in ogni luogo, in modo che la fede in Lui si diffonda in ogni angolo della terra.» (Papa Francesco, EG 19)

Chi ha trovato nella Parola il suo tesoro non può che considerare la Missione come un bisogno insopprimibile. In questo aspetto don Fabio ha fatto proprio il messaggio di Papa Francesco che sin dall’inizio del suo pontificato ha invitato la Chiesa a portare l’annuncio fino agli estremi confini della terra. L’afflato missionario di don Fabio ha portato frutti evidenti: dalla nascita dell’Associazione di volontariato Dijitu Ten ai viaggi in Africa durante i quali ha fatto toccare con mano la gioia e la fatica della missione a ragazzi e adulti di Soveria e Decollatura; all’adesione di giovani della parrocchia a Missio giovani, l’organismo pastorale della Cei che si occupa di animazione missionaria per giovani e adolescenti. L’entusiamo per la missione che don Fabio ha saputo trasmettere è stato così contagioso che uno dei nostri ragazzi, Giovanni Rocca, grazie alla sua partecipazione attiva alle iniziative di animazione missionaria, è stato scelto come Segretario Nazionale di Missio Giovani.

3) L’attenzione alle periferie

«…tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.» (Papa Francesco, EG 20)

La missionarietà del ministero di don Fabio non si è esercitata solo verso i Paesi più poveri ma anche e soprattutto verso le periferie umane, sociali ed esistenziali della nostra comunità. Sfido chiunque a indicare qualche situazione di dolore o profonda sofferenza dove don Fabio non sia stato presente. Non tanto per dire quella famosa “buona parola” che a volte acuisce il dolore e la disperazione più che lenirli, quanto per con-dividere quel dolore e quella sofferenza, per com-patire chi soffre, piangere con chi piange, stare semplicemente in silenzio con chi ha bisogno di silenzio, ma essendo sempre presente con la sua presenza rassicurante, non facendo mancare mai il conforto della preghiera e, quando necessario, anche quello materiale.

L’attenzione alle periferie è stata resa evidente anche nei gesti e nelle forme della liturgia. La nostra chiesa si è fatta più larga: non più contenuta nelle pareti del tempio sacro ma raggiungendo le strade, i quartieri più poveri, le case degli ammalati e dei sofferenti.

3) L’amore per i giovani

«La pastorale giovanile, così come eravamo abituati a svilupparla, ha sofferto l’urto dei cambiamenti sociali. I giovani, nelle strutture abituali, spesso non trovano risposte alle loro inquietudini, necessità, problematiche e ferite. A noi adulti costa ascoltarli con pazienza, comprendere le loro inquietudini o le loro richieste, e imparare a parlare con loro nel linguaggio che essi comprendono. Per questa stessa ragione le proposte educative non producono i frutti sperati.» (Papa Francesco, EG 105)

Quello della partecipazione dei giovani alla vita della parrocchia e della comunità è il problema dei problemi di tutte le Chiese, non solo cattoliche. Non a caso il prossimo Sinodo dei Vescovi previsto nel 2018 sarà dedicato proprio ai giovani. Come dice Papa Francesco nel passaggio appena citato dell’Evangelii Gaudium, le proposte educative del passato non danno più i frutti sperati. I giovani del terzo millennio sono antropologicamente e culturalmente diversi da quelli di due o tre decenni fa. Don Fabio è stato sempre ben consapevole di questo e ha cercato strade nuove per far sì che la partecipazione dei giovani non fosse una forzatura (“se non vieni a messa non ti faccio la cresima”) o di convenienza (con risultati nel lungo periodo catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti) ma fosse frutto di una libera adesione alla vita buona del Vangelo. Le proposte sono state tante e la fantasia non gli è certo mancata. In alcuni casi si è riuscito a portare avanti ottimi risultati (il “Passoparola”, per esempio), in altri è ancora presto per valutarne i frutti (la “riforma” del catechismo), in altri ancora si è ritenuto saggio virare il timone e cambiare rotta.

Quello che è certo è che la stragrande maggioranza dei giovani di Soveria ha visto in don Fabio una persona amica, della quale avere fiducia, persino quando si è avventurato in veri e propri raid notturni per scongiurare che questo o quel ragazzo bevesse ancora un superalcolico o si abbandonasse al fumo di una canna.

Sono tanti i genitori che dovrebbero essere grati a don Fabio se i loro figli hanno capito di essere in pericolo o di aver intrapreso una strada sbagliata.

4) Il coraggio di percorrere nuovi sentieri

«I cristiani ostinati nel “sempre è stato fatto così, questo è il cammino, questa è la strada”, peccano: peccano di divinazione. Alla fine risulta più importante quello che è stato detto e che non cambia; quello che sento io — da me e dal mio cuore chiuso — che la parola del Signore. E questo è anche peccato di idolatria: l’ostinazione. Il cristiano che si ostina, pecca. Pecca di idolatria». (Papa Francesco, Omelia del 18 gennaio 2016)

Anche in questo aspetto la vita e il ministero di don Fabio sono stati in piena sintonia con il magistero del nostro amato Papa Francesco. In pochi hanno avuto il coraggio dimostrato da don Fabio nello scardinare vecchie abitudini consolidate per cercarne altre che maggiormente potessero rispondere alle esigenze pastorali e spirituali della comunità.

Forse – e questo mi duole dirlo – questo è stato l’aspetto meno compreso del suo agire e del suo insegnamento. Le abitudini in fondo rappresentano una sicurezza persino quando sono soffocanti e portatrici di morte spirituale. Durante la grande traversata nel deserto del Sinai, gli ebrei guidati da Mosè, di fronte a quell’enorme distesa di sabbia, che pur tuttavia rappresentava la libertà, non rimpiangevano forse le cipolle di cui si nutrivano durante la schiavitù dell’Egitto?

Potrei continuare a lungo ma il rischio di cadere nella retorica dell’apologetica è troppo forte. La prudenza mi suggerisce di fermarmi qui.

Grazie don Fabio per il dono immenso della tua amicizia. A nome di tutta la comunità parrocchiale ti auguro buon cammino.

Il Signore sia sopra di te per proteggerti

davanti a te per guidarti;

dietro di te per custodirti;

dentro di te per benedirti.

di Antonio Cavallaro

di: Antonio Cavallaro

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2 Commenti

  1. Grazie Antonio per aver riassunto ciò che don Fabio è: amico, sacerdote, missionario, innamorato della Parola di Dio, vita per ciascuno. Grazie don Fabio per aver condiviso con la comunità momenti di riflessione e meditazione che ci hanno aperto il cuore sempre di più alla’ Amore di Dio!

  2. Grazie Antonio per aver riassunto ciò che don Fabio è: amico, sacerdote, missionario, innamorato della Parola di Dio, vita per ciascuno. Grazie don Fabio per aver condiviso con la comunità momenti di riflessione e meditazione che ci hanno aperto il cuore sempre di più all’ Amore di Dio!

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