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Gli studenti ricostruiscono in 3D e rendono reale l’intera struttura dell’Abbazia di Corazzo

Interessante lavoro di ricostruzione in 3D su piattaforma AutoCAD dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, di cui rimangono attualmente visibili gli imponenti ruderi nel comune di Carlopoli. L’intera struttura architettonica, come poteva essere in passato, la si può ammirare in tutta la sua autentica maestosità, attraverso l’originale ricerca condotta sulla base dei dati di rilievo acquisiti dagli studenti del liceo scientifico Luigi Costanzo di Decollatura nell’ambito dell’esperienza di alternanza scuola-lavoro. Come redazione de ilReventino.it desideriamo esprime i complimenti per quanto fatto, realizzando un’opera che assume anche un valore documentale storico, ma nel contempo intendiamo ringraziare il gruppo di studenti, il corpo docente e la dirigenza della scuola per aver fornito l’opportunità di poter ammirare – agli occhi profani di cittadini e visitatori che si avvicinano all’Abbazia di Santa Maria di Corazzo – la magnificenza della struttura – come si può vedere nella ricostruzione complessiva – che costituiva un edificio di notevole estensione e per aver regalato una visione reale e percepibile dell’imponenza architettonica difficilmente immaginabile osservando i resti delle mura rimaste attualmente in piedi.    

I ragazzi hanno iniziato il percorso nelle classi IV sezione F e G adesso frequentanti le classi V, come prodotto finale del loro lavoro durato due anni, ed oltre la realizzazione con un processo di stampa in 3D del plastico della struttura (in foto di colore verde su cui cliccare per ingrandire)  hanno prodotto anche una piccola pubblicazione che è una sorta di guida turistica a tiratura molto limitata non commercializzata. Per come riferisce il docente e architetto Francesco Volpe – che ha seguito gli studenti in questa esperienza scolastica – in una scheda fornita, che di seguito pubblichiamo, si evidenziano una serie di interessanti considerazioni – a conclusione del lavoro svolto – integrandole con due sezioni descrittive che si soffermano sulle differenti parti che compongono l’impianto d’insieme dell’Abbazia: la chiesa e il monastero

Considerazioni

Maggiore attenzione meriterebbe l’impianto architettonico della chiesa che, a causa delle varie sovrapposizioni e trasformazioni, non svela allo stato attuale la reale configurazione dell’impianto originario benedettino – cistercense. Accurati scavi archeologici con relative analisi delle strutture di fondazione consentirebbero di certo una più precisa lettura del manufatto architettonico.

La ricostruzione in 3D su piattaforma AutoCAD è stata condotta sulla base dei dati di rilievo acquisiti dagli studenti del liceo scientifico Luigi Costanzo di Decollatura nel corso dell’esperienza di alternanza scuola-lavoro. I dati mancanti, relativi soprattutto alla copertura, alla volta dell’aula liturgica, al portale, al campanile semidiroccato, sono stati desunti per comparazione da edifici similari o da quanto desunto dalla bibliografia che tratta il tema delle abbazie cistercensi. La nostra ricostruzione filologica dell’edificio storico non vuole essere assolutamente una risposta esaustiva e inconfutabile, ma solo una sperimentazione di come la strumentazione digitale e le conoscenze storico – scientifiche di cui oggi disponiamo possono essere utilizzate per affrontare e risolvere l’annoso problema della valorizzazione di un così importante monumento che la storia del nostro territorio ci ha consegnato.

Ancora una volta vogliamo sottolineare la imprescindibile e urgente necessità di operare scavi archeologici che chiariscano i molti punti oscuri della storia e della morfologia del monastero. Fornendo al contempo maggior materiale documentale da mettere a disposizione dei visitatori.

Tra il rimanere impantanati nell’atavico immobilismo che attanaglia il nostro meridione e il realizzare un progetto di restauro e rivitalizzazione di un luogo storico importante, ci sta solo una ferma e decisa volontà di agire, liberi dai lacci di una politica miope, spicciola e provincialotta, forti di un alto senso del dovere, animati da competenza e professionalità.

La chiesa

La chiesa, così come fu ricostruita dopo il terremoto del 1638, si compone di una navata unica fiancheggiata su ambo i lati da una sequenza di due piccole cappelle per parte, inframezzate dal vano contenente il pulpito sul fianco nord della chiesa e dal campanile sul lato meridionale. Le cappelle comunicano fra loro mediante due stretti passaggi che dal presbiterio giungono fino al portone principale, consentendo ai monaci di spostarsi da un estremo all’altro dell’aula liturgica senza interferire con lo spazio centrale. La conformazione funzionale dell’aula ricalca fedelmente il modello post conciliare, con navata unica e pulpito posto al centro della parete laterale di sinistra, sopraelevato rispetto alla quota del pavimento, per dare la possibilità al celebrante di essere ascoltato da tutti i presenti. Due poderosi archi delimitano il presbiterio che è collocato nel vano quadrato posto immediatamente al disotto della cupola, mentre alle spalle dell’altare principale, oggi non più presente, è collocato il coro a pianta rettangolare.

Le pareti laterali dell’aula liturgica sono adornate da alte lesene poggiate sullo zoccolo di base e culminanti nel cornicione aggettante che corre tutto intorno al perimetro dell’aula stessa. Al di sopra di questo si erge la volta a botte che chiude in alto lo spazio della navata.

In fondo alla parete di destra si apre la porta dei coristi che consentiva ai monaci di accedere al coro direttamente dal dormitorio dei monaci o dal chiostro. Nella chiesa erano presenti quattro altari, di cui il maggiore adornato dell’icona della Madonna scolpita in legno.

 Il monastero

All’interno del monastero sono individuate due aree funzionali: quella strettamente riservata ai monaci e l’altra riservata ai conversi. Tali spazi sono dislocati intorno al cortile a pianta quadrata chiamato chiostro. I cistercensi disponevano i complessi monastici secondo uno schema ben preciso: intorno al chiostro, di solito sul fianco meridionale, si succedevano gli ambienti nei quali si svolgeva la vita monastica (sacrestia, sala capitolare, parlatorio, cucina, refettorio, dormitori, ed altro).  A questi ambienti si aggiungevano lo Scriptorium e la Biblioteca, affiancati dai laboratori in cui si poteva realizzare tutto il materiale necessario ad amanuensi e miniaturisti (pergamene, carta, inchiostri di vario colore, rilegature, penne, ed altro).

Di fondamentale importanza nella costruzione dei monasteri ebbe la presenza e relativa disponibilità delle cave di pietra da costruzione e delle cave di calcare, necessarie alla produzione delle malte. A seconda della disponibilità di queste risorse le architetture assumevano connotazioni e caratterizzazioni specifiche e differenziate da luogo in luogo.

Altra risorsa di fondamentale importanza nella localizzazione dei complessi monastici è la presenza di fiumi o corsi d’acqua in prossimità del sito. Dal fiume poteva essere attinta l’acqua da utilizzare per gli usi domestici e per l’acquacultura (allevamento del pesce necessario alla particolare dieta dei monaci). L’acqua potabile era attinta da sorgive ubicate nelle vicinanze del monastero o condotte provenienti da sorgenti più lontane. Nei pressi della facciata principale della chiesa monastica di Corazzo sono ancora visibili alcuni ruderi che con molta probabilità sono conducibili alla presenza di una fontana.

Le condizioni di rudere in cui oggi versa l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo non consentono una lettura sufficientemente chiara dell’organizzazione funzionale del complesso. Infatti, mentre è per larga parte leggibile l’impianto strutturale, almeno nella parte fondale del monastero, non altrettanto chiara è l’esatta collocazione dei vari ambienti che lo compongono.

 

Immagini collegate:

di: Santino Pascuzzi

Santino Pascuzzi, nasce a Cosenza, ed è residente a Soveria Mannelli. Diplomato al Liceo Scientifico “Luigi Costanzo” di Decollatura, consegue nell’anno accademico 1993/94 la laurea in Scienze Economiche e Sociali, indirizzo Organizzazione Aziendale ed Amministrazione Pubblica, presso l’Università degli Studi della Calabria. Corrispondente del quotidiano Gazzetta del Sud, dal 1995, iscritto all’albo dei Giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti. Formativa l’esperienza radiofonica, come conduttore e programmatore del palinsesto, svolta con l’emittente Radio Soveria Uno, partecipando anche al progetto di utilità collettiva art. 23, avente per oggetto la diffusione di informazioni sull’attività dell’ente locale, attraverso la redazione delle edizioni dei notiziari radiofonici, svolto per il periodo tra gli anni 1988/1989. Ha partecipato come collaboratore ai lavori di ricerca “Istituzioni locali e Istituzioni centrali dall’Unità alla Regionalizzazione” finanziata dal C.N.R. presso il Dipartimento Organizzazione Aziendale e Amministrazione Pubblica - Università della Calabria - per il periodo 1992/1994. Ha svolto incarichi come docente nei corsi di specializzazione dell’Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura e l’Ambiente di Soveria Mannelli per le materie di Marketing ed Economia Aziendale. Svolgendo, nel contempo, attività di comunicazione istituzionale ed organizzazione di eventi e convegni, ha curato la pubblicazione di articoli per riviste e periodici regionali: Calabria - mensile del Consiglio Regionale della Calabria; reportage - periodico del lametino; Internet Extra - periodico specializzato e strumento per la diffusione della cultura di Internet; Obiettivo Calabria – rivista del Sistema Camerale Calabrese; Mediaterraneo e Dintorni – pubblicazione edita dall’aeroporto di Lamezia Terme. E’ fondatore, insieme a Raffaele Cardamone e Salvatore La Rocca, occupandosi della redazione, del sito www.ilReventino.it

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