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In cammino lungo la via Popilia, verso Sant’Antonio di Padova

Il viaggio con padre Angelo Gatto, ordine dei Frati Minori Cappuccini, tra i protagonisti del convegno: “In cammino lungo la via Popilia, verso Sant’Antonio di Padova”.

Immergersi nel cuore della nostra terra per un viaggio in piena libertà. Dove camminare vuol dire scoprire, ritrovarsi, affidarsi. Sentire il fresco dell’acqua di un ruscello sulle gambe, il calore del sole e la pioggia sul capo. Lasciarsi incuriosire da un’antica costruzione, ricambiare il saluto di un passante. Incontrarsi, non per caso; affrontare le spine; trovare la via laddove sembrava non ci fosse uscita.  Convincere le “bestie” a liberare il passaggio, trovare accoglienza, cercare una fontana e ricevere un bicchiere già colmo. Percepire segni e testimonianze di fede. E poi, ancora, leggere il paesaggio come un libro di storia. Lo scodinzolio di un cane, la mano tesa che ci solleva, il fulvo del manto di una volpe che sta per rintanare, un campo di grano, un falco che ci segue dall’alto, le fragoline di bosco…

È stato così – come riporta una nota diffusa da Progetto Gedeone a firma di Roberta Gigliotti – per  il viaggio con padre Angelo Gatto, ordine dei Frati Minori Cappuccini, nato a Reggio Calabria e cappellano dell’Ospedale di Terni, tra i protagonisti del convegno tenutosi giovedì 28 marzo 2019 presso il polo didattico regionale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco di località Bagni Caronte a Lamezia Terme: “In cammino lungo la via Popilia, verso Sant’Antonio di Padova”.

Presentato con il patrocinio dello stesso Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e dell’associazione “Il Cammino di Sant’Antonio”, il cui referente per la Calabria, Antonio Modaffari, è stato moderatore dell’incontro, il progetto è stato salutato con interesse anche dalle rappresentanze della città di Lamezia Terme, tra questi il prefetto Francesco Alecci e padre Bruno Macrì, guardiano del convento dei Frati Minori Cappuccini della Città.

Presenti in sala diverse associazioni, tra cui le lametine Associazione Comunità di Volontariato SS. Pietro e Paolo che porta avanti il “Progetto Gedeone” e l’Associazione Santi 40 Martiri e “La Via Popilia” di Rende che la scorsa estate hanno seguito padre Angelo nella sperimentazione del percorso in Calabria. L’obiettivo è quello di ampliare il cammino, già praticabile, promosso e supportato nel nord d’Italia, tra Camposampiero (PD) e il Santuario de La Verna (AR), per ripercorrere tutte le tappe percorse da Sant’Antonio lungo la Penisola, da Milazzo a Padova.

Il Santo, dopo lo sbarco in Sicilia, prima della primavera del 1221, trascorse un periodo nel Sud. Ripartì per partecipare al Capitolo generale dei Minori ad Assisi, iniziato il 30 maggio dello stesso anno. Con molte probabilità risalì lungo la via Popilia. È il tracciato a cui Padre Angelo si è attenuto nel cammino Milazzo-Terni nel 2018, attenendosi il più possibile alle fonti fornite da Enzo Spanò, autore de “La via Annia Popilia in Calabria. Rilievo e ricostruzione” che ha contribuito al convegno con un approfondimento storico del percorso assieme a Pompeo Volpe, autore del volume “Valutazioni e questioni preliminari intorno alla proposta del Cammino di Sant’Antonio. Capo Milazzo-Assisi-Padova”.

Ormai da diversi anni Padre Angelo riserva le sue ferie per il pellegrinaggio. Dopo aver completato il cammino da Padova a Terni nel 2016, nel 2017 intraprende il viaggio da Terni verso Milazzo. Deve fermarsi però a Cava dei Tirreni (SA), a causa di una frattura al ginocchio, l’11 luglio. Lo stesso giorno dell’anno successivo, l’11 luglio 2018, nel tragitto da Milazzo, per lo stesso motivo è costretto ad abbandonare il cammino a Castrovillari. “Il Signore mi ha rallentato per dare il tempo a tutti di potersi organizzare per partire con me in questo grande progetto: rivelare la via di Sant’Antonio, riscoprendo la nostra terra e le nostre origini”, ci ha detto. Ritiene che il percorso sia “percorribile e fattibile”. L’intenzione è di ripartire a settembre.

L’augurio è che anche le istituzioni accolgano il suo messaggio. Perché, al di là dell’aspetto puramente religioso, c’è una necessità sociale del cammino. Partire accendendo alcun motore, se non il cuore, respirare aria pulita, riflettere su ciò che più caro abbiamo: un territorio per troppo tempo soltanto calpestato. Assurdo, ad esempio, come sottolineato dallo stesso Padre, che, in alcuni luoghi lungo il tragitto, laddove il selciato della via Popilia ancora era integro e visibile anni fa, così come testimoniato dalle fotografie proiettate durante l’incontro, ora ci siano solo frane e sterpaglia: un patrimonio sotterrato dall’incuranza degli uomini.

L’ecologia, di cui tanto si parla oggi, deve partire anche dal riabbracciare ciò che ci circonda nell’immediato, nel proteggerlo prima ancora di curarci dei ghiacciai che si sciolgono. Avremmo modo tutti di trovarne giovamento, proiettandolo anche nel quotidiano: tornare alla semplicità di una margherita, di cui spesso non ricordiamo più il profumo, perché difficilmente le tecnologie potranno trasmettercelo. Sicuramente mai con la stessa intensità, come per il calore di un abbraccio.

Camminare significa anche condividere, perché quando si è stanchi e in salita da molte ore, il tuo compagno o un indigeno sono tutto per te. Con loro dividi il pane. In pianura e sotto la burrasca ti affidi e ti racconti: si creano legami speciali, impensabili in altri contesti. Ed è lì che riscopri e rivaluti l’uomo, l’inutilità delle urla nel traffico, l’importanza dei silenzi. Nel bene e nel male.

Seguire la stessa strada è fondamentale, spesso questo può generare ostilità, ma al traguardo si gioisce insieme.

Ora occorre rendere più comodo il cammino, pulire i sentieri, renderli fruibili. Riuscire, per quanto possibile a far sì che i pellegrini possano ripercorrere l’antica via nel modo più semplice possibile. Fermo restando che chi s’incammina sa che ogni tappa è comunque un’avventura.

“Chi sono? Chi ero? Chi vorrei essere?” Ripartire. Soffermarsi. Trovare un nuovo punto di vista. Faticare per ottenere. Comprendere i nostri errori, riscoprire la nostra essenza, le nostre debolezze, la nostra forza immensa. Credere. Fronteggiare i “mostri” sapendo che non si è soli, mai.

Lamezia Terme, passaggio di questo cammino intriso d’ampia devozione per il Patrono, città che necessita di rinascita. Chi è pronto a partire per tornare migliore allacci le scarpe e inizi il cammino.

Roberta Gigliotti – Progetto Gedeone –

di: La redazione

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