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La Calabria dal Medioevo al Rinascimento: le “imprese eretiche” di Massimiliano Capalbo

la terra dei recintiPoco tempo fa ho letto, per meglio dire ho studiato, il libro di Massimiliano Capalbo “La terra dei recinti. Perché il Sud Italia non riesce a trasformare in valore le risorse che possiede e come può farlo” (Rubbettino, 2015) e l’ho trovato bello e illuminante.

Ora apprendo che le idee contenute nel libro, come accade nei casi più fortunati, stanno cominciando a camminare sulle proprie gambe attraverso un’iniziativa denominata “Eretico Tour”, promossa e annunciata, questa mattina (15 gennaio 2016), in un’intervista al TG3 Calabria dallo stesso Capalbo.

eretico-tour-amantea-223x300Si, perché alla base del pensiero dell’autore/imprenditore (Orme nel parco) c’è proprio l’idea delle “imprese eretiche”, cioè imprese capaci non solo di fare innovazione sotto il profilo tecnologico o del prodotto/servizio, ma soprattutto di operare una sorta di rivoluzione copernicana che porti il fattore umano al centro rispetto a quello economico/finanziario. Una rivoluzione vera e propria, soprattutto in un Paese e in una regione in cui il capitale umano è stato perlopiù trascurato o comunque scarsamente tenuto nella giusta considerazione.

La pars destruens del libro contiene un’analisi perfino spietata, ma veritiera, su quello che è stato ed è ancora oggi il Meridione: “Al Sud, quotidianamente, si baratta la sicurezza di uno stipendio con la propria libertà e autonomia. Così come avviene in tutti gli zoo del mondo anche qui, da decenni, alcuni addetti in divisa provvedono a portare ogni giorno da mangiare agli orsi che, spesso, sdraiati al sole e in panciolle all’interno dei loro recinti si godono la vita limitandosi a consumare il pasto che gli viene somministrato, rinunciando ai propri doveri e, di conseguenza, anche ai loro diritti”.

Massimiliano CapalboE’ quindi un cambiamento virtuoso quello che auspica per la Calabria, e non solo, Capalbo, non quel cambiamento che lascia immutato il sistema entro il quale si verifica, ma quello che si propone di cambiare, in meglio, il sistema stesso: “Se fino a oggi gli italiani hanno pensato a sottrarre valore dai beni comuni per arricchirsi a scapito della collettività adesso, se vogliono rinascere, devono percorrere la strada inversa e cominciare a restituire qualcosa. L’Italia riparte se gli italiani si fanno essi stessi istituzioni, e una volta trasformati se stessi potranno trasformare le istituzioni che sono sempre state a loro immagine e somiglianza”.

Le analisi di Capalbo non possono non riportare alla mente il tentativo visionario, nel senso migliore del termine, ma per alcuni velleitario, già compiuto da Adriano Olivetti, che appunto, oltre all’innovazione in sé (è stato il primo al mondo a immaginare un personal computer), aveva capito che tutti i suoi collaboratori, dal manager all’operaio, erano parte integrante del suo progetto d’impresa e che la loro crescita come persone si sarebbe riflettuta positivamente e inevitabilmente anche sulla stessa impresa.

Adriano OlivettiOlivetti voleva che le persone lavorassero e vivessero in ambienti sani ma anche belli, che potessero migliorare la loro cultura, rendendo facile l’accesso alle fonti di informazione e di sapere; che potessero insomma vivere bene per lavorare meglio e offrire un contributo che non si limitasse al solo svolgimento acritico del compito dovuto, ma che mettesse in campo uno spirito pro-attivo e collaborativo. Un passaggio dal Medioevo dell’industria orientata al solo profitto a un nuovo modello rinascimentale che promuoveva una crescita sinergica di tutto il contesto umano e territoriale che ruotava attorno all’impresa.

Ed è una concezione quanto meno simile quella che fa affermare a Capalbo: “Il primo compito di questo progetto è dunque quello di costruire una rete di imprese umane, prima ancora che economiche, e attraverso di essa creare quelle dinamiche economiche e sociali importantissime per creare sviluppo e occupazione”. Ma non basta, di eretico c’è anche il luogo di coltura di questa nuova concezione del fare impresa: “Se qualcosa di nuovo sta succedendo, dunque, non è un caso che accada proprio tra le montagne e tra la gente che vive nell’entroterra. Tra gente che ha fatto del rapporto con la natura uno stile di vita prima ancora che una professione”.

Logo AIR 01Nel nostro territorio del Reventino, c’è un esempio, ancora allo stato nascente ma in continuo divenire, di quanto Capalbo ha messo nero su bianco nelle pagine del suo libro: si tratta dell’AIR (l’Associazione delle Imprese del Reventino), che ha appunto avviato un processo di dialogo e reciproco scambio con il proprio territorio, raccogliendo consapevolmente i suoi suggerimenti. Per esempio quando afferma: “Occorre attuare una strategia che metta al centro i veri asset economici, quelli dettati dalla naturale vocazione del territorio e non da interessi di parte. Il turismo, l’agricoltura, la cultura, l’arte, l’artigianato/manifatturiero di nicchia e di qualità e la tecnologia al servizio di questi settori possono essere i principali asset da rimettere al centro delle politiche territoriali. Ce lo dice la nostra storia, la nostra naturale vocazione”.

mappa orme nel parcoLa figura rivoluzionaria che Capalbo mette a fuoco e individua come attore principale del cambiamento è appunto l’imprenditore eretico, che “può appartenere a due categorie: 1) essere fiamma che arde ovvero un soggetto che opera già da tempo, spesso in silenzio e in solitudine, spinto dalla passione; 2) essere fuoco sotto cenere che attende di essere ravvivato. Spesso è una persona che vorrebbe fare o che ha fatto in passato ma che sentendosi sfiduciata, isolata, depressa, sola e impotente ha desistito o non è mai partita in attesa di cogliere un segnale di fiducia”. E dunque, “La ricaduta in itinere del progetto deve concretizzarsi nell’aiutare le fiamme che ardono già e nel ravvivare i fuochi sotto cenere

Nello spirito nelle “imprese eretiche”: a partire da quella che ha fondato e conduce brillantemente Massimiliano Capalbo, attraverso tutte quelle che ha scoperto e di cui parla nel suo libro, fino a quelle che covano ancora sotto la cenere e che aspettano solo di essere scoperte, mi sembra di poter cogliere l’ultimo barlume di speranza concreta perché questa nostra terra possa diventare migliore di com’è stata negli ultimi decenni e di com’è a maggior ragione ancora oggi.

di: Raffaele Cardamone

Raffaele Cardamone è nato a Soveria Mannelli, dove vive da sempre, lavorando prevalentemente nella città di Catanzaro. Da giovanissimo ha realizzato per l’emittente radiofonica “Radio Soveria Uno” dei programmi di nicchia, tra i quali si ricordano ancora “Radio on” e soprattutto “Rock in motion”, oltre a una serie di trasmissioni sportive sulla squadra di calcio locale. Nonostante il legame particolare con il suo luogo d’origine, ha avuto l’opportunità di viaggiare molto in Italia e in Europa prima per motivi di studio e poi di lavoro. Ha la qualifica di “Tecnologo della comunicazione formativa”, acquisita al termine di un corso biennale di formazione professionale sulle applicazioni delle tecnologie informatiche e audiovisive (che cominciavano a fondersi in quelle multimediali) in ambito formativo, e quella di “Coordinatore di attività di progettazione formativa”, acquisita sul campo, lavorando per oltre dieci anni nell’équipe di Coordinamento didattico dell’Enaip Calabria (l’Ente di formazione professionale delle ACLI). Il suo lavoro si svolge nel settore della formazione professionale, con frequenti e numerose deviazioni in quello della comunicazione (editoria specializzata, multimedialità e internet). Da qualche tempo, alcune sue opere letterarie sono presenti sulla piattaforma digitale di self publishing "ilmiolibro.it".

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