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L’esperto di comunicazione Mario Morcellini ha chiuso il ciclo di lezioni dell’Università d’Estate

È stato Mario Morcellinini a tenere la terza e ultima lezione, dopo quelle di Vittorio Sgarbi e Nicola Gratteri, dell’Università d’estate di Soveria Mannelli, che ha avuto quest’anno per tema: “Come andremo a incominciare. Ricette per una nuova Italia”.

Morcellini, come del resto i suoi due predecessori, non è nuovo della manifestazione, avendo già tenuto lezioni all’Università d’estate nel 2002 e nel 2004. Nella prima delle due occasioni, parlando sempre di comunicazione, ebbe tra l’altro modo di coniare uno slogan felice: “Comunicare da Sud. Finalmente si sente!”, per evidenziare gli sforzi di un piccolo comune del profondo Sud per conquistarsi un ruolo centrale nel dibattito culturale nazionale.

Morcellini è attualmente commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGICOM), consigliere alla comunicazione dell’Università la Sapienza di Roma, nella quale ha insegnato per moltissimi anni, e uno dei massimi esperti di comunicazione in Italia. Ma di tutto riguardo sono stati anche gli altri ospiti, a partire da Agazio Loiero, ex ministro della Repubblica ed ex governatore della Calabria, Giuseppe Spadafora, professore dell’Unical ed esperto di pedagogia, e Demetrio Crucitti, direttore della sede Rai Calabria.

Il sindaco Leonardo Sirianni, dopo aver chiesto un minuto di raccoglimento in memoria di Giovanni Costanzo, un giovane soveritano tragicamente scomparso in questi giorni, ha salutato i convenuti e introdotto l’ospite con alcuni cenni biografici.

Poi ha preso la parola Mario Caligiuri, professore dell’Unical e direttore della summer school, che ha fatto una breve cronistroria della città e delle sue iniziative nel campo della cultura, prima di entrare nel merito dei temi dibattuti, parlando della volubilità del consenso elettorale e della crisi della democrazia come crisi della rappresentanza, introducendo poi il discorso sui nuovi media: “Google ci conosce meglio di nostra madre!” ha affermato, e sulla società della disinformazione.

Mario Morcellini ha subito messo in chiaro che: “chi viene come me a Soveria Mannelli per ben tre volte lo fa per scelta”, perché: “nei prossimi anni, i paesi che vorranno sopravvivere dovranno lavorare di più sulla cultura”, proprio come Soveria, il cui trend potrà renderla esemplare anche a livello nazionale.

Poi ha raccontato di una “piccola rivoluzione di cui i media non ci parleranno”: la crescita costante dei consumi culturali di qualità in Italia, anche durante i periodi di crisi economica. Perché: “i media non amano le buone notizie”. Vige infatti una sorta di “società della paura, in cui la comunicazione contribuisce all’aumento dell’insicurezza percepita”. E ancora: “con tutte le tecnologie disponibili abbiamo più disinformazione che informazione corretta!”, con la scuola che perde autorevolezza perché “la comunicazione corre più veloce della formazione”, con il tablet ormai diffuso tra bambini in età prescolare. “La democrazia deve quindi fare da antagonista alla paura” ha aggiunto, “è possibile che la politica vada ripensata completamente, ma non sarà certo l’antipolitica a salvarci”.

Agazio Loiero ha parlato di una politica “diventata così drammaticamente complessa da non poter essere gestita con le emozioni”. In pratica, ciò che serve per vincere le elezioni non serve poi per governare”. Inoltre ha rimarcato la disparità di trattamento che i media nazionali hanno tra Nord e Sud dell’Italia.

Giuseppe Spadafora, dopo aver elogiato Soveria come “una comunità illuminata della Calabria”, ha fatto notare come ci sia “nella società globale un potere occulto che orienta le coscienze e ha nei media l’elemento fondamentale”, capace di governare il mondo con gli algoritmi. Quindi ha affermato che “dovremmo costruire una nuova cultura per migliorare la società, una scuola che trovi un equilibrio tra democrazia e meritocrazia”, chiedendosi subito dopo se ciò è possibile o è solo utopia.

Infine, Demetrio Crucitti ha detto che “quella calabrese è una società basata sull’individualismo” in cui hanno facilmente fatto presa i nuovi media, dopo la fine della comunicazione di massa. E ha poi rivendicato un ruolo per la Rai regionale, alla quale sarebbe opportuno pensare “come a un volano per lo sviluppo”.

In conclusione, è stata ricordata una frase di Ennio Flaiano che, ben prima di Berlusconi, diceva: “tra vent’anni gli italiani saranno come li ha fatti la Tv”. Ora però non dovremo più aspettare tanto tempo per vedere come li avrà fatti internet.

di Raffaele Cardamone

di: Raffaele Cardamone

Raffaele Cardamone è nato a Soveria Mannelli, dove vive da sempre, lavorando prevalentemente nella città di Catanzaro. Da giovanissimo ha realizzato per l’emittente radiofonica “Radio Soveria Uno” dei programmi di nicchia, tra i quali si ricordano ancora “Radio on” e soprattutto “Rock in motion”, oltre a una serie di trasmissioni sportive sulla squadra di calcio locale. Nonostante il legame particolare con il suo luogo d’origine, ha avuto l’opportunità di viaggiare molto in Italia e in Europa prima per motivi di studio e poi di lavoro. Ha la qualifica di “Tecnologo della comunicazione formativa”, acquisita al termine di un corso biennale di formazione professionale sulle applicazioni delle tecnologie informatiche e audiovisive (che cominciavano a fondersi in quelle multimediali) in ambito formativo, e quella di “Coordinatore di attività di progettazione formativa”, acquisita sul campo, lavorando per oltre dieci anni nell’équipe di Coordinamento didattico dell’Enaip Calabria (l’Ente di formazione professionale delle ACLI). Il suo lavoro si svolge nel settore della formazione professionale, con frequenti e numerose deviazioni in quello della comunicazione (editoria specializzata, multimedialità e internet). Da qualche tempo, alcune sue opere letterarie sono presenti sulla piattaforma digitale di self publishing "ilmiolibro.it".

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