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Milite ignoto o “Ferdinante” (Soveria Mannelli). La vittima di una guerra non voluta… in una foto di Antonio Renda

La nuova immagine del fotografo Antonio Renda ritrae una figura decisamente usuale che gli abitanti di Soveria Mannelli hanno imparato a conoscere e ad amare, attribuendogli anche amichevolmente il nomignolo di “Ferdinante” (che sarebbe Ferdinando nell’antico dialetto locale). Si tratta del monumento ai caduti di piazza Bonini: una statua bronzea che rappresenta un soldato della I Guerra Mondiale e che ha ormai quasi un secolo di vita.

Un soldato appartenente a un esercito che storicamente è uscito vincitore dal conflitto, ma che lascia trasparire dalla sua espressione sofferente, da come si trascina e trascina la sua arma, un senso di sconfitta, lo stesso che accomuna tutti quelli che hanno avuto la ventura di partecipare a una guerra, perché la guerra è una cosa così assurda da non poter avere in assoluto vincitori.

Giosuè Arcuri, nel suo romanzo “Ed ora non rubo più” (Gastaldi Editore, Milano, 1958), lascia prevalere lo spirito patriottico e dunque così lo descrive:

<<  Salendo ancora s’arriva alla Piazza Colonnello Bonini, spaziosa e linda con il monumento per i Caduti della Grande Guerra, che raffigura un soldato restio a piegare il ginocchio, la testa scoperta, in una mano l’elmetto, nell’altra il fucile, triste lo sguardo, quasi implori da Dio novella vita per ridarla alla patria ancora in dono.  >>

L’autore della fotografia l’accompagna invece con un commento laconico, che però sa cogliere il senso di quel “lasciarsi la guerra alle spalle”:

<<  Anche questa volta invio una foto che appartiene al territorio del Reventino, una foto identitaria. La piazza e la guerra di spalle…  >>

Ma vogliamo pensare che il soldato “Ferdinante” non si lasci alle spalle solo quella guerra, anche perché subito dopo ce ne fu un’altra ancora più disastrosa (la II guerra mondiale), ma tutte le guerre del mondo, e che rivolga il suo sguardo verso la piazza, simbolo da sempre di relazioni e confronto civile tra gli esseri umani, e verso un orizzonte che rappresenti un avvenire migliore, e quindi senza guerre, per tutta l’umanità.

Raffaele Cardamone

In basso, La foto realizzata da Antonio Renda e, a seguire, la sua Biografia...

 

soveria - monumento ai caduti

Foto di Antonio Renda (Fototeca della Calabria)

 

Biografia di Antonio Renda

Antonio Renda è un fotografo e un documentarista. E’ nato a Catanzaro nel 1964. Ha compiuto studi universitari di filosofia e antropologia. Professionista dal 1991. Specializzato in fotografia di architettura, arte e turismo. Il suo archivio conta oltre 100.000 immagini sulla Calabria.
Ha collaborato alla realizzazione di numerosi prodotti editoriali con le maggiori case editrici calabresi: Rubbettino, Abramo, Iiriti, e nazionali come Silvana Editoriale, Electa-Mondadori e ha pubblicato sulle riviste: Oasis, Bell’Italia, A tavola, Terre del vino, Qui Touring, Abitare, Informatore Agrario; ha inoltre curato la fotografia per le Riviste: Calabria Rurale, Calabria è, Catanzaro Arberia.

Collabora da molti anni con le maggiori istituzioni calabresi e con case editrici, e autori vari. Per l’Assessorato alla Cultura e al Turismo della Provincia di Catanzaro ha curato i cataloghi per le edizioni della mostra di arte contemporanea “Intersezioni” (ed. Electa) e per la mostre realizzate al Museo MARCA di Catanzaro fin dalla sua fondazione.

Ha inoltre realizzato le immagini per le due edizioni del catalogo del “Museo Storico Militare” di Catanzaro (ed. Rubbettino), i calendari e i cataloghi del “Parco della Biodiversità” di Catanzaro.
Per la mostra “Intersezioni” e il Museo MARCA ha realizzato inoltre i video sugli artisti e le relative mostre.

È responsabile della “Fototeca della Calabria”, associazione che si occupa della divulgazione della cultura e dell’immagine della Calabria, con una particolare attenzione agli scrittori ed artisti calabresi.
Ha inoltre realizzato, negli ultimi anni, numerosi cortometraggi su vari aspetti della cultura calabrese: il mediometraggio “Nella terra di Melusina”, ispirato ad un racconto di Corrado Alvaro, e i cortometraggi “I carbonai di Serra San Bruno”, “Bovari”, “L’ultimo Mugnaio”, “I Palmenti Di Ferruzzano”.

Un’opera fondamentale della sua produzione è il volume fotografico: “Differenze di Vedute – Il paesaggio nella provincia di Catanzaro” (ed. Rubbettino).

 

 

di: Raffaele Cardamone

Raffaele Cardamone è nato a Soveria Mannelli, dove vive da sempre, lavorando prevalentemente nella città di Catanzaro. Da giovanissimo ha realizzato per l’emittente radiofonica “Radio Soveria Uno” dei programmi di nicchia, tra i quali si ricordano ancora “Radio on” e soprattutto “Rock in motion”, oltre a una serie di trasmissioni sportive sulla squadra di calcio locale. Nonostante il legame particolare con il suo luogo d’origine, ha avuto l’opportunità di viaggiare molto in Italia e in Europa prima per motivi di studio e poi di lavoro. Ha la qualifica di “Tecnologo della comunicazione formativa”, acquisita al termine di un corso biennale di formazione professionale sulle applicazioni delle tecnologie informatiche e audiovisive (che cominciavano a fondersi in quelle multimediali) in ambito formativo, e quella di “Coordinatore di attività di progettazione formativa”, acquisita sul campo, lavorando per oltre dieci anni nell’équipe di Coordinamento didattico dell’Enaip Calabria (l’Ente di formazione professionale delle ACLI). Il suo lavoro si svolge nel settore della formazione professionale, con frequenti e numerose deviazioni in quello della comunicazione (editoria specializzata, multimedialità e internet). Da qualche tempo, alcune sue opere letterarie sono presenti sulla piattaforma digitale di self publishing "ilmiolibro.it".

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2 Commenti

  1. Gabriele Guglielmino

    La cittadina di Soveria Mannelli, si sviluppa gradevolmente lungo un asse viario leggermente in salita che, costeggiato da abitazioni e negozi ben tenuti conduce alla piazza Bonini da cui è possibile affacciarsi e godere di un belvedere mozzafiato. Il senso civico dei suoi abitanti, l’ordine urbano e la bellezza paesaggistica che le fa da scenario rendono gradevole una permanenza in questa poco conosciuta località calabrese. Tuttavia la sua passata storia risorgimentale e quella più recente che contempla una delle più grandi case editrici del sud – la Rubbettino Editore – costituiscono un incipit importante per farla uscire dalla sua condizione di incantato isolamento al fine di proporsi al mondo.

    • Un grazie particolare al lettore per il suo articolato commento che concorda in tutto e per tutto con la nostra linea editoriale: valorizzare il nostro territorio e uscire dall’isolamento cui fattori contingenti, mai seriamente contrastati, ci hanno da molti anni confinato.

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