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Il mondo si salva con la cultura: Premio Calabria Ambiente 2017 a Salvatore Settis

Salvatore Settis, è nato a Rosarno, ma a diciotto anni, come hanno sempre fatto e fanno ancora oggi i nostri ragazzi, ha scelto di andare via da questa regione per studiare prima e poi per diventare quello che oggi è: un intellettuale di primissimo piano a livello internazionale.

Settis è un archeologo e storico dell’arte, è stato professore universitario e direttore della Scuola Normale di Pisa, da alcuni anni è forte il suo impegno civile a difesa dei beni ambientali e culturali d’Italia e del Mondo, come pure, in occasione dell’ultimo referendum, della nostra Costituzione.

Il premio “Calabria Ambiente”, come ha tenuto a precisare Francesco Bevilacqua, ideatore della manifestazione assieme a Mario Caligiuri, in realtà non è un vero e proprio premio, differenziandosi dal novero della “premiologia calabrese”, ma “un riconoscimento di gratitudine”. Nel corso degli anni sono state infatti premiate persone note e meno note, ma che hanno in comune l’impegno nei confronti del nostro patrimonio ambientale e culturale

Per questo, si è deciso di riconoscere il grande impegno civico di Salvatore Settis, con la seguente motivazione: “Per aver dimostrato che la cultura salverà il mondo.” E d’altra parte, la città di Soveria Mannelli è da moltissimi anni, forse da sempre, in linea con questo modo di pensare.

Alcuni saluti e interventi hanno preceduto le straordinarie parole che il professor Settis ha inteso regalare ai presenti.

Il sindaco Leonardo Sirianni si è detto onorato della sua presenza e lo ha definito “un uomo avanti” sia per quello che pensa sia per ciò che sta facendo a difesa del patrimonio artistico e culturale di tutt’Italia.

Il consigliere comunale ed editore, Florindo Rubbettino, lo ha ringraziato “per avere a cuore, in senso ampio, le sorti del suo Paese, che si è trovato a difendere con il suo impegno intellettuale.”

Lo scrittore e naturalista Francesco Bevilacqua ha letto al professor Settis una bellissima e poetica missiva inviatagli – metaforicamente – dalla vicina Abbazia di Corazzo, ovviamente scritta dallo stesso Bevilacqua, nella quale si mette in luce l’importanza di tutte le “rovine” del mondo, spesso dimenticate ma capaci ancora di “raccontare la storia”.

Il vicesindaco e professore Mario Caligiuri ha parlato di “un miracolo laico” che ha consentito a Salvatore Settis, in un Paese che non ha il suo forte nella meritocrazia, di ricoprire innumerevoli incarichi di grande prestigio e di essere anche proposto come presidente della Repubblica.

Prendendo la parola, il professor Settis ha prima di tutto spiegato che il suo rapporto con la Calabria è “intermittente”. “Sono andato via presto,” ha detto “e ho impegnato il mio tempo a conoscere altre parti del mondo, ma quando torno in Calabria, a volte mi capita di vedere qualcosa di positivo che mi dà gioia.”

Ha tenuto a ringraziare Francesco Bevilacqua per essersi fatto latore della “lettera dell’Abbazia di Corazzo”. Poi ha spiegato le tre metafore attraverso le quali invita a decifrare il nostro tempo: la nave straniera, la peste e le rovine.

La “nave straniera” rappresenta i pericoli che noi abbiamo davanti agli occhi ma non riusciamo a vedere, perché “per vederli c’è bisogno di avere quella cultura e quella memoria storica che ci permettono di analizzare la realtà.”

La “peste” rappresenta ciò che invece vogliamo nascondere a noi stessi. Come nel celebre romanzo di Albert Camus, è una parola che non viene mai pronunciata fino a quando “non è ormai troppo tardi e si è già ceduto alla rassegnazione”.

Le “rovine” non sono solo quelle da custodire gelosamente, come l’Abbazia di Corazzo, ma anche quelle negative che “stiamo producendo noi stessi in un lento suicidio”, con la cementificazione dei paesaggi e delle coste. La Calabria è infatti la regione d’Italia che ha cementificato le sue coste più di tutte le altre (per l’esattezza, il 64% della fascia costiera).

Il professor Settis si è poi interrogato sull’utilità per il cittadino dell’archeologia e della bellezza, rifuggendo però dalla “retorica della bellezza”, che la valuta semplicisticamente per quantità invece che per intensità o che le affida un ruolo soltanto consolatorio.

Ha affermato: “Le rovine servono a ripensare se stessi! Non sono un luogo del pianto, ma della rinascita. Come il Rinascimento che è nato in reazione alle rovine dell’Impero Romano. Le rovine vanno intese come un deposito di memoria e una molla di creatività per il futuro.”

Settis ha poi ammonito: “Ci sono cose che siamo noi a decidere se mandare in rovina oppure no. Una di queste è la Costituzione, con il diritto alla salute, quello alla cultura e alla pari dignità sociale.” Tutte cose imprescindibili, da difendere sempre e da perseguire costantemente.

Infine si è scagliato contro la “retorica dell’innovazione”, chiarendo che non tutto ciò che è nuovo è anche bello e dimostrandolo con un esempio fulminante: il nazismo era un fenomeno nuovo per la sua epoca ma non certo bello!

L’ultimo pensiero è andato proprio alla vicina Abbazia di Corazzo, che aveva avuto modo di visitare nel pomeriggio, e presso la quale ha visto campeggiare un cartello che recita: “Vietato calpestare i sogni.” Ne è rimasto evidentemente colpito, perché Settis è convinto che “la creatività è la capacità di usare il passato per capire il presente e costruire il futuro.”

Le rovine dell’antica Abbazia, un cartello certamente creativo, la stessa presenza di Settis a Soveria Mannelli, ci indicano forse la strada da seguire per migliorare questa Terra, cominciando dal nostro piccolo lembo di territorio: solo con la cultura si potrà salvare il mondo!

di Raffaele Cardamone

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di: Raffaele Cardamone

Raffaele Cardamone è nato a Soveria Mannelli, dove vive da sempre, lavorando prevalentemente nella città di Catanzaro. Da giovanissimo ha realizzato per l’emittente radiofonica “Radio Soveria Uno” dei programmi di nicchia, tra i quali si ricordano ancora “Radio on” e soprattutto “Rock in motion”, oltre a una serie di trasmissioni sportive sulla squadra di calcio locale. Nonostante il legame particolare con il suo luogo d’origine, ha avuto l’opportunità di viaggiare molto in Italia e in Europa prima per motivi di studio e poi di lavoro. Ha la qualifica di “Tecnologo della comunicazione formativa”, acquisita al termine di un corso biennale di formazione professionale sulle applicazioni delle tecnologie informatiche e audiovisive (che cominciavano a fondersi in quelle multimediali) in ambito formativo, e quella di “Coordinatore di attività di progettazione formativa”, acquisita sul campo, lavorando per oltre dieci anni nell’équipe di Coordinamento didattico dell’Enaip Calabria (l’Ente di formazione professionale delle ACLI). Il suo lavoro si svolge nel settore della formazione professionale, con frequenti e numerose deviazioni in quello della comunicazione (editoria specializzata, multimedialità e internet). Da qualche tempo, alcune sue opere letterarie sono presenti sulla piattaforma digitale di self publishing "ilmiolibro.it".

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