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Nelle idee di Francesco Lo Giudice c’è un ottimismo contagioso che capovolge i luoghi comuni sul Sud

Le idee di Francesco Lo Giudice, giovane intellettuale, studioso dei fenomeni sociali e politici del nostro tempo, hanno portato una ventata di speranza nella sala dell’Officina della Cultura di Soveria Mannelli, che ha ospitato la presentazione del suo nuovo libro: “Il futuro dell’Italia si Gioca a Sud”.

<< La terza repubblica è un ricorso storico della prima repubblica. >> Ha detto volendo riecheggiare i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico. << Tornerà quindi un impegno sociale e politico molto intenso. Ci sarà un ritorno ai partiti di massa e alla partecipazione dei giovani alla politica. E così il Paese tornerà a crescere. >>

Senza dubbio una bella prospettiva alla quale vale la pena credere, anche perché, senza il suo ottimismo contagioso, le speranze di un futuro migliore per la Calabria, per il Sud, per l’Italia e forse per l’intera Europa, sarebbero veramente ai minimi storici.

Ma quello di Lo Giudice non è certo un ottimismo basato sul nulla, come fu quello di Berlusconi che vedeva i ristoranti pieni ma non sapeva cogliere un malessere strisciante che stava deprimendo la società italiana, bensì frutto di un ragionamento lucido e creativo. Ed è così che dipana le sue tesi, individuando degli snodi che fanno da spartiacque tra un possibile – e preferibile – risvolto positivo e un altro negativo.

Confessa di aver letto centinaia di libri e articoli per capire perché in alcuni territorio c’è sviluppo e in altri no, arrivando a una conclusione che potrebbe apparire fin troppo semplice: << I territori sviluppati valorizzano le proprie risorse, mentre quelli sottosviluppati non ci riescono. >>

Ecco il primo snodo: << In Calabria, le risorse di cui disponiamo non sono valorizzate ma mortificate. >> Nondimeno è acclarato che queste risorse, in uno dei territori più belli del mondo, ci sono tutte: da quelle umane alle naturali, dalle energetiche alle artistiche e culturali.

Allora dobbiamo chiederci, e siamo al secondo snodo: << Possiamo valorizzare le risorse che abbiamo? >> Fino a qualche decennio fa, la risposta sarebbe stata no! Non ne avevamo le forze, sostiene l’autore. Ma oggi sì! Perché << ci sono stati dei cambiamenti silenziosi ma epocali che hanno modificato la nostra situazione. >>

Però c’è qualcosa che ancora può bloccare una vera presa di coscienza. Per spiegare questo concetto, Lo Giudice ricorre alla metafora delle pulci che, messe in una scatola di vetro, si abituano a saltare sempre alla stessa altezza. E anche quando si decide di togliere il coperchio trasparente, non oltrepasseranno mai più quell’altezza.

<< Quando ho letto di questo esperimento ho avuto come un’illuminazione. Noi siamo un po’ come quelle pulci. Non abbiamo il coraggio di saltare più in alto, anche se il coperchio sulle nostre teste non c’è più. >>

<< Ma a differenza dei nostri genitori, oggi abbiamo la possibilità di superare i problemi, saltare più in alto. Le potenzialità sono maggiori dei problemi. >> E l’autore ne individua – e analizza – ben quattordici, tutte descritte nel suo libro.

<< Il nuovo Sud esiste già, anche se a macchia di leopardo. >> E come esempio positivo, cita la stessa sala in cui si svolge la presentazione del libro, << accogliente, bella e tecnologicamente attrezzata. >> Ma ancora di più Matera, simbolo di arretratezza estrema negli anni ’50 e ora capitale europea della cultura per il 2019, così come il Salento, diventato meta turistica d’eccellenza in pochissimi anni, o l’Università della Calabria, ormai prestigiosa quanto quelle più storiche.

E questo è il terzo snodo, forse quello cruciale: << Se esistono le potenzialità, allora cosa ci manca per diventare padroni del nostro destino e non più vittime? >> Due cose fondamentali: << La consapevolezza condivisa di queste potenzialità e il coraggio. >> Bisogna quindi impegnarsi, nel proprio piccolo, non solo per la realizzazione di sé, sfatando il marchio del “familismo amorale” che ci portiamo addosso, ma anche << per migliorare il contesto in cui viviamo, partecipando! Realizzando una piccola grande rivoluzione. >>

E veniamo alla tesi conclusiva del libro, che è declinata fin dal suo titolo: << Il Sud è una grande opportunità per l’Italia >> a patto che troviamo << il coraggio di vedere che la nostra realtà non è sempre negativa e di riuscire a prestare maggiore attenzione alle cose positive. Come suggeriva Calvino: “Guarda nell’inferno ciò che inferno non è”. >>

Certo non si può negare la crisi, ma è importante capirla: << In un’epoca in cui non ci sono più conflitti bellici tra i Paesi democratici, questi sono stati sostituiti dalle crisi finanziarie, che ci tengono in casa come la paura dei bombardieri in tempo di guerra. Però dopo viene sempre la ricostruzione, come quella post-bellica: un nuovo Rinascimento. >>

L’incontro con Lo Giudice è stato fortemente voluto da Gesina Cardamone, che lo ha introdotto e moderato con grazia e sapienza, dimostrando di possedere una profonda conoscenza delle teorie dell’autore, e dall’Amministrazione comunale di Soveria Mannelli, che ha saputo cogliere quest’opportunità ed è stata presente nella persona di Giovanni Paola, consigliere delegato alle politiche giovanili, e dell’assessore Francesco Scalise. Un buon viatico anche per l’utilizzo di uno spazio in cui le idee dovranno sempre di più circolare e fondersi tra loro.

La lettura di brani scelti dal libro, da parte del bravo Samuele Anastasio, ha contribuito non poco a far percepire la densità e la profondità del saggio, scritto come un’opera letteraria a tutti gli effetti.

L’atmosfera di empatia che si è creata con l’autore, anche grazia alle sue notevoli capacità comunicative, ha fatto sì che il suo ottimismo si riversasse nella sala, contagiando, almeno in parte, i presenti.

E crediamo che questo sia proprio uno degli obiettivi che si è posto scrivendo il suo libro e presentandolo al pubblico. << Forse sono esageratamente ottimista, >> ha concluso << ma è solo per combattere un esagerato vittimismo che c’è in Calabria. Quindi, vi lascio con un messaggio di speranza: credo che la ripresa sia già iniziata! >>

di Raffaele Cardamone

di: Raffaele Cardamone

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Raffaele Cardamone è nato a Soveria Mannelli, dove vive da sempre, lavorando prevalentemente nella città di Catanzaro. Da giovanissimo ha realizzato per l’emittente radiofonica “Radio Soveria Uno” dei programmi di nicchia, tra i quali si ricordano ancora “Radio on” e soprattutto “Rock in motion”, oltre a una serie di trasmissioni sportive sulla squadra di calcio locale. Nonostante il legame particolare con il suo luogo d’origine, ha avuto l’opportunità di viaggiare molto in Italia e in Europa prima per motivi di studio e poi di lavoro. Ha la qualifica di “Tecnologo della comunicazione formativa”, acquisita al termine di un corso biennale di formazione professionale sulle applicazioni delle tecnologie informatiche e audiovisive (che cominciavano a fondersi in quelle multimediali) in ambito formativo, e quella di “Coordinatore di attività di progettazione formativa”, acquisita sul campo, lavorando per oltre dieci anni nell’équipe di Coordinamento didattico dell’Enaip Calabria (l’Ente di formazione professionale delle ACLI). Il suo lavoro si svolge nel settore della formazione professionale, con frequenti e numerose deviazioni in quello della comunicazione (editoria specializzata, multimedialità e internet). Da qualche tempo, alcune sue opere letterarie sono presenti sulla piattaforma digitale di self publishing "ilmiolibro.it".

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4 Commenti

  1. Avatar
    Somewhere In The Cloud

    Sala vuota, come il vuoto esistenziale presente a Soveria.

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      Parzialmente vero: sala semivuota. Ma è stata ugualmente una serata interessante. Penso sinceramente che chi non c’è stato ha perso un’occasione di arricchimento personale.

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        Somewhere In The Cloud

        Mutatis mutandis.

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          E’ difficile oggi mettere assieme tante persone per la presentazione di un libro. Sappiamo che si passa sempre meno tempo sui libri e più tempo sui social. Quindi, fatte le dovute proporzioni, qualche decina di persone in una sala, disposte ad ascoltare per due ore piene l’autore di un libro, corrispondono a mio modesto parere a centinaia su FB, instagram, twitter e via dicendo. E se devo proprio dirla tutta, sono anche meglio e mi fanno sperare un po’ di più nel futuro.

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