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Oncologia chiusa e Day Surgery che non funziona: le promesse non mantenute sull’Ospedale del Reventino

Nel lontano febbraio 2016, quasi un anno fa, si celebrava a Soveria Mannelli un evento importante, al quale partecipavano le autorità sanitarie, religiose, militari e istituzionali, non solo locali ma anche dei comuni vicini. Era il  taglio del nastro del reparto di oncologia presso l’Ospedale del Reventino.

Un reparto che veniva aperto in modo anche un po’ inatteso, ma che era poi definito dal Commissario ad acta come imprescindibile per gli ospedali montani della regione, ridisegnandone le funzioni con un servizio che allargava le prospettive per i malati oncologici, spesso costretti a migrare in strutture lontane o anche fuori regione.

Questa bella sorpresa portava allora il Comitato Pro Ospedale del Reventino ad affermare:

<< Il nuovo ambulatorio di oncologia, istituito presso la struttura montana, più che un ambulatorio ha tutta l’aria di essere un reparto, con posti letto veri e propri, essendo stato istituito nella ristrutturata ala sud del secondo piano; oggi, se il provvedimento è una prerogativa del decreto commissariale che ne vuole analoga istituzione negli altri ospedali montani, quello dell’ASP di Catanzaro nella tempistica ha bruciato tutti. >>

E si ricordano anche le parole di encomio del responsabile del reparto dott. Greco:

<< Oggi questo comprensorio che ha le caratteristiche per poter dare l’avvio a un reparto del genere, avrà la possibilità di curare i propri ammalati in loco evitando inutili e costose trasmigrazioni per le famiglie non solo fuori regione ma anche all’interno della stessa, poiché di questi tempi questo tipo di cura ha costi di una certa rilevanza, senza tralasciare il fatto che la struttura ospedaliera si presenta bene per accogliere questa e altre iniziative. >>

Così come le parole dell’allora sindaco Giuseppe Pascuzzi:

<< L’oncologia legittimerà ancora di più la presenza nella struttura del laboratorio analisi e della radiologia oltre che della struttura nel suo complesso; – aggiungendo – è in itinere la presenza stabile in ospedale di un ortopedico e di un gastroenterologo, oltre che la prossima apertura di un pronto soccorso che per concezione sarà uno dei migliori della regione. >>

Il Comitato, soddisfatto, promise però di vigilare affinché agli impegni seguissero i fatti. E così, adesso, con le dichiarazioni rilasciate dal presidente Antonio Maida, presenta il conto:

<< Oggi dobbiamo registrare che quasi dopo un anno dall’istituzione il reparto ha aperto si e no per due o tre mesi e mai con cadenze rispettate, tanto che allo stato il reparto e la porta sono chiusi, potendo concludere che il servizio non ha mai funzionato per come nelle previsioni e di fatto. Dove siano le responsabilità è arduo dirlo poiché qualora ipotizzate nella mancanza di personale o altro, non sortirebbero che inutili giustificazioni. Certo è che l’iniziativa si è sgonfiata come spesso è accaduto per altre cose.

A questo si dovrebbe aggiungere anche il Day Surgery ovvero la chirurgia di giorno, che sebbene ipotizzata nei decreti commissariali come asse portante delle strutture montane in più discipline, di fatto, pur essendo presenti nell’Ospedale sale operatorie ultra-moderne, non ha assunto i connotati per cui è stata prevista.

La Chirurgia Generale e quella Plastica, le uniche che hanno avviato le prestazioni, si vedono a macchia di leopardo, la prima con cadenza settimanale, ma nella realtà non rispettando le date e stentando a farsi percepire come una cosa consueta (ieri la seduta è saltata e stando a quanto sommessamente si viene a conoscenza la prossima seduta sarebbe slittata al 10 febbraio). La seconda, cadenzata una volta al mese, nei fatti non si coniuga con questo imperativo.

Da qui la nostra solita preghiera ai vertici sanitari e istituzionali locali, affinché come loro abitudine si prodighino a voler risolvere quanto fin qui detto. >>

Abbiamo poco da aggiungere a quanto riferito dal Comitato Pro Ospedale del Reventino, che ha ricostruito perfettamente una vicenda consueta nella sanità calabrese: dalle dichiarazioni roboanti del giorno dell’inaugurazione al lento decadimento dei servizi promessi. Solo un invito a chi decide le politiche sanitarie regionali: non promettete se non potete mantenere. Ormai i cittadini – in questo caso raccolti in Comitato – vigilano e hanno i mezzi per diffondere l’informazione. Il gioco non può reggere a lungo e produce più danni che benefici.

di Raffaele Cardamone

di: Raffaele Cardamone

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Raffaele Cardamone è nato a Soveria Mannelli, dove vive da sempre, lavorando prevalentemente nella città di Catanzaro. Da giovanissimo ha realizzato per l’emittente radiofonica “Radio Soveria Uno” dei programmi di nicchia, tra i quali si ricordano ancora “Radio on” e soprattutto “Rock in motion”, oltre a una serie di trasmissioni sportive sulla squadra di calcio locale. Nonostante il legame particolare con il suo luogo d’origine, ha avuto l’opportunità di viaggiare molto in Italia e in Europa prima per motivi di studio e poi di lavoro. Ha la qualifica di “Tecnologo della comunicazione formativa”, acquisita al termine di un corso biennale di formazione professionale sulle applicazioni delle tecnologie informatiche e audiovisive (che cominciavano a fondersi in quelle multimediali) in ambito formativo, e quella di “Coordinatore di attività di progettazione formativa”, acquisita sul campo, lavorando per oltre dieci anni nell’équipe di Coordinamento didattico dell’Enaip Calabria (l’Ente di formazione professionale delle ACLI). Il suo lavoro si svolge nel settore della formazione professionale, con frequenti e numerose deviazioni in quello della comunicazione (editoria specializzata, multimedialità e internet). Da qualche tempo, alcune sue opere letterarie sono presenti sulla piattaforma digitale di self publishing "ilmiolibro.it".

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