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Petronà, 200 studenti al convegno “La legalità mette radici: no alla ‘ndrangheta”

La premessa è una promessa: spiegare ancora alle nuove generazioni  che le mafie non sono mai un buon affare perché si sta male, si rischia grosso  e non si è liberi nelle organizzazioni criminali.

Quando si parla di educazione alla legalità, l’Istituto Comprensivo “Corrado Alvaro” di Petronà, dirigente scolastica Rosetta Falbo, è, ancora una volta, una scuola che non si limita a fare scuola. Nella giornata, di giovedì 4 aprile 2019, si è tenuto, presso chiesa madre, l’atteso XII convegno sulla legalità sul tema: “La legalità mette radici: no alla ‘ndrangheta”.

Come le edizioni precedenti, il convegno – come riporta una nota pervenuta in redazione che di seguito pubblichiamo – è stato un insieme di voci, una polifonia, mai banale, mai scevro di contenuti. Il segreto? Si parte da lontano e non si improvvisa.

Ogni anno un convegno, ogni anno un momento formativo  centrato su una biografia edificante: ecco don Giacomo Panizza per incontro legalità 2019.

Chi è? Prima di andare a “Vieni via con me”, ospite di Roberto Saviano, pochi conoscevano il coraggio e l’ impegno del  prete anti- ndrangheta, finito nel mirino delle cosche lametine per suo coraggioso e instancabile impegno per il sociale, per i senza voce come immigrati, disabili, indigenti.

Non ha fatto retorica  don  Giacomo Panizza: “Sono un emigrato al rovescio e mi sento un po’ calabrese dopo tanti anni di impegno in Calabria, sin dal 1976. La lotta alle mafie si fa insieme: tanti devono fare poco e non pochi devono fare tanto. La mafia l’ho conosciuta prima sui libri, subito dopo l’ho vista da vicino e l’ho trovata una cosa brutta, aberrante: ho detto no e lo rifarei. Sono stato il primo testimone di giustizia a Lamezia Terme. Diamo lavoro facendo inclusione sociale, tutelando i diritti degli ultimi. La vita è fatta di sogni e non di paura. La legalità fa rima con felicità, l’illegalità non porta lontano. Oggi si è parlato di radici, le radici hanno bisogno di attenzioni. I giovani cercano punti di riferimento, cercano maestri, quei maestri che hanno qualcosa da dire, che non si limitano alle chiacchiere”.

Anche Angela Napoli, già membro della Commissione nazionale antimafia e presidente associazione Risveglio ideale, non ha usato perifrasi: “Oggi sono qui per denunciare la pervasività delle mafie e ascoltare un esempio di coraggio qual è don Giacomo. La legalità è parola abusata finché si dice una cosa e se ne fa un’altra. Il nostro compito è facile: spiegare ai giovani che tutto è frutto di sacrifici e che le scorciatoie sono strade solo apparentemente luminose. La ‘ndrangheta lede diritti e libertà. Serve opera di prevenzione, serve parlare spesso di legalità perché chi prevarica da piccolo, lo farà anche da grande”.

Una chiesa strapiena ha ascoltato anche i contributi del parroco don Giorgio Rigoni, della dirigente scolastica Rosetta Falbo, del  referente alla legalità Enzo Bubbo anche nelle vesti di moderatore, del  Commissario straordinario antimafia del Comune di Petronà Fabrizio Gallo, del  vicesindaco di Andali Saverio Costantini.

Alla manifestazione presenti anche Giovanni Gabriele e Francesca Anastasio, genitori di Dodò Gabriele, morto in seguito a una sparatoria in quel di Crotone per regolamento di conti tra ndrine per controllo del traffico stupefacenti. Insieme a loro, Anna Dattoli, la mamma di Gabriele De Tursi, giovane di Strongoli, scomparso nel giugno del 2013 e mai più ritrovato. Esempi di memoria che si fa impegno per storie che fanno male, ma si raccontano per non farle più ripetere.

Ad ascoltare don Giacomo e gli altri oratori, almeno duecento studenti, dalla V classe primaria alla secondaria di secondo grado, delle scuole di Andali, Cerva, la stessa Petronà e del liceo scientifico di Sersale. Alcuni hanno recitato, altri hanno illustrato cartelloni, altri ancora  proposto video, cantato  o fatto domande: un contradditorio e non un soliloquio.

C’è stato, dietro l’organizzazione, il patrocinio dei comuni di Cerva, Andali e Petronà, così come  prezioso è stato il supporto dei ragazzi e delle ragazze del servizio civile di Petronà e Andali.

Tra gli astanti anche responsabili delle forze dell’ordine: il comandante Compagnia Carabinieri di Sellia marina Alberico De Francesco, il maresciallo maggiore Marco Minerva e maresciallo ordinario Giuseppe Tripaldi della locale stazione dei Carabinieri.

Prima di don Panizza, la scuola “Corrado Alvaro”, referente  del progetto Enzo Bubbo, ha scritto percorsi di educazione alla legalità con il giudice Emilio Ledonne, con Giovanni  Impastato, con i ragazzi di Locri, con il poliziotto Renato Cortese, con Maria Falcone, con Salvatore Borsellino, con Carolina Girasole, con Angela Napoli  insieme a Francesca Anastasio, con Nicola Gratteri, con don Luigi Ciotti e, lo scorso anno, Salvo Vitale, scrittore e  amico di Peppino Impastato.

La ‘ndrangheta: unica mafia presente in cinque continenti. Ha un fatturato di 53 miliardi l’anno e la famiglia è la sua forza. E’ la più potente, ma anche quella di cui si parla di meno. Un errore che qui non si commette: il problema delle mafie è spesso fuori le mafie.

di: La redazione

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