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RSU scolastiche: il fallimento di un organismo. Proviamo a riformarlo

La RSU scolastiche, formate dai componenti eletti nelle Rappresentanze Sindacali Unitarie nelle scuole, è l’argomento su cui pone l’attenzione come sindacato il Coordinatore FGU Gilda – Unams Calabria, Antonino Tindiglia. 

Nel 2000, dal Contratto collettivo nazionale quadro (CCNQ) sulle relazioni sindacali è stato introdotto nella scuola un organismo di rappresentanza dei lavoratori, la RSU di istituto, i lavoratori (come nella fabbrica) scelgono con elezioni democratiche (?????) i propri rappresentanti, cioè personale della scuola che ha il compito di far parte della delegazione sindacale per la stipula del CCII che adegua il CCNL alle esigenze della scuola, sia nella parte normativa e regolamentare, che nel riparto delle risorse economiche assegnate alla scuola come FIS.

Tutto perfetto, ottimo istituto giuridico sulla carta, ma… ma le cose non vanno affatto come sono state disegnate, e molti inghippi sono proprio nelle norme.

Proviamo a ragionare.

1) Possono esercitare l’elettorato passivo anche dipendenti che in un’ottica strutturale rivestono ruoli di dirigenti, mi riferisco al DSGA che è il capo del personale ATA cioè un quadro, ed in nessuna realtà lavorativa, un dirigente, che deve gestire il personale, può rappresentarlo sindacalmente. C’è un palese conflitto di interessi. Così anche nella figura del vicario del dirigente. L’intromissione di queste figure comporta una forzatura anche in fase di ricerca del consenso, infatti dalla loro posizione di potere possono condizionare pesantemente l‘esito delle elezioni;

2) Alcuni DS si intromettono anche nella costituzione della commissione elettorale pur essendo questa procedura un fatto endosindacale, con il beneplacito di sindacati che sovente hanno tra i propri iscritti gli stessi DS;

3) Si riscontra spesso una eccessiva intromissione dei DS nella scelta del personale che si deve candidare e se questi non sono di loro gradimento, intervengono orientando i votanti verso la persona che interessa. Questo nell’ottica di avere un organo che sia il più possibile malleabile e subordinato al loro volere;

4) Può esercitare l’elettorato attivo tutto il personale in servizio anche quello con contratto a tempo determinato, qui c’è grande confusione, vota spesso anche chi ha la supplenza per 15 giorni, ed i docenti che sono su più scuole, spesso votano in tutte e due le scuole dove lavorano, nessuno controlla questo;

5) Si può candidare pure il personale a tempo determinato, cioè personale che al 30/6 finisce il servizio nella scuola, e quindi, che decade da RSU, mentre la RSU viene eletta per un mandato triennale, con la conseguenza che spesso la scuola rimane senza RSU per il resto del periodo in quanto, siccome la vera essenza della RSU non è quella di rappresentare i lavoratori ma di misurare la rappresentatività, e siccome la rielezione non rientra tra questi parametri, a mio parere, non interessa più a nessuno rifare le elezioni nella scuola, con grande soddisfazione del DS;

6) In un luogo di lavoro dove esiste una soffocante sottomissione della RSU al DS spesso non si riesce a calibrare un CII che rispetti tutti, creando privilegi tra il personale ed inasprendo le relazioni tra loro;

7) Una consistente fetta di risorse viene usata non per attuare il PTOF, ma per finanziare le figure di sistema (DSGA, Vicario, collaboratori) depauperando buona parte del fondo, così per i progetti
rimane ben poco e crea squilibrio anche tra le scuole (assistiamo a casi dove alcune figure vengono remunerate cospicuamente, anche se spesso non per quanto lavorano, a scapito di altre che pur lavorando prendono delle somme irrisorie. Ho visto cifre da capogiro per la scuola € 12.000 lorde ad un collaboratore e per altri € 150); si dovrebbe mettere un tetto alla cifra da destinare ai collaboratori ed all’assunzione di incarichi da parte della stessa persona;

8) Quello che si stipula è un contratto, e quindi deve rispettare tutte le norme anche quelle del codice civile, così, capita spesso che le parti non vengano convocate correttamente e che non vengano consegnate in anticipo i documenti da visionare e stipulare con grave danno alla trasparenza e serietà della contrattazione, e, l’organo di vigilanza, cioè i revisori dei conti, non essendo spesso competenti soprattutto la componente del MIUR non vigilano (a mio parere) con serietà ed attenzione;

9) Occorrerebbe uno schema di bilancio, un modello economico unico entrate/uscite per tutte le scuole, utile per una maggiore comprensione, ed anche per poter fare le comparazioni tra le varie scuole della provincia, ed evitare disparità di trattamento discriminanti tra scuola e scuola anche dello stesso comune; questo certamente non compromette l’autonomia della scuola;

10) Il rispetto della normativa vigente in materia, che viene ignorata da molti DS con la conseguenza, che se si impugnano i contratti in sede giuridica, questi vengano annullati, con soccombenza dell’amministrazione.
Si ritiene, che per quanto sopra esposto nel decalogo, si debba intervenire normativamente e modificare l’istituto giuridico della RSU passando da una elezione scuola per scuola ad una rappresentatività provinciale che lasci alle OO.SS. la designazione dei dirigenti sindacali alla partecipazione agli incontri per il rinnovo dei CCII nelle singole scuole.
Inoltre, inibire l’elettorato passivo a chi, affiancando il DS, è chiamato a collaborare a dirigere la scuola, ed al DSGA che risulta giuridicamente, da contrato, capo del personale ATA (il DSGA che siede come eletto tra le RSU è una figura di squilibrio anche tra la stessa componente, in quanto concorre a formare gli atti insieme al DS da una posizione privilegiata).

Questo comporterebbe:
• una maggior omogeneità dei contratti su base provinciale senza nulla togliere alla specificità delle singole scuole;
• una minore intromissione e manipolazione dei DS nelle elezioni RSU;
• avere uno strumento altamente democratico sganciato da meccanismi di manovrabilità da parte del DS;
• Maggiore trasparenza nella formazione degli atti.
Altro argomento da normare di non poco conto, è la necessità di consegnare alle OO.SS., la documentazione successiva sull’utilizzo delle risorse assegnate alla scuola e distribuite al personale in attuazione del PTOF, per una compiuta e cosciente partecipazioni delle OO.SS. senza trincerarsi dietro la privacy. A riguardo vedasi la sentenza n° 4417 del 20-07-2018 del Consiglio di Stato sezione VI.
Conoscere come sono state spese le risorse pubbliche messe a disposizione dal Ministero è utile oltretutto nell’ottica della trasparenza, per monitorare i risultati, e cosi poter tarare il prossimo contratto sulle esigenze della scuola.
Non ultimo il problema pregnante del rinnovo dei contratti di istituto, che si protrae spesso ad anno scolastico inoltrato e con DS che ancora dopo due mesi dall’inizio dell’a.s. non hanno provveduto a convocare le parti. Dove sono gli organismi superiori? Dove è il Dirigente dell’USR e quali sono i compiti di controllo ad esso preposti? Esistono sanzioni per i Ds inadempienti?!
Rivedere l’istituto giuridico delle RSU correggendo tutte le incongruenze riscontrate, dopo circa 20 anni dalla loro comparsa, ritengo sia doveroso e utile.
Con la presente riflessione non si vuole urtare la suscettibilità di nessuno, ma solamente porre al centro dell’attenzione un problema di assoluta democrazia che ha bisogno di interventi migliorativi.

Grazie per il tempo dedicato alla lettura.

Il Coordinatore FGU Gilda – Unams Calabria
Antonino Tindiglia

di: La redazione

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