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Stringiamci a coorte!

di Matteo Cosco – 

Un paese con molti scheletri nell’armadio, che non ha coscienza del proprio passato e non ha risolto il proprio presente, difficilmente può immaginare la strada per costruire un futuro assieme. Percorrendo la storia di quella che per alcuni è conquista, per altri liberazione, si capisce che il modo anomalo con il quale è stata fatta l’Unità d’Italia estendendo lo statuto albertino a tutto il territorio italiano, senza alcuna eccezione, non ha tenuto conto delle diverse esigenze socioeconomiche.

Il Sud se pur più ricco rispetto al Nord nel 1861, aveva questa ricchezza concentrata nei maggiori centri come Napoli, mentre i restanti territori vivevano la difficoltà di uscire da logiche semi feudali. Tassazione eleva obbligatoria, introdotte in una società prevalentemente agraria- come del resto era l’intera popolazione italiana fino al 1950, a cui era stata promessa la sempre verde “Redistribuzione delle terre”, in realtà mai avvenuta finirono per produrre il Brigantaggio; da alcuni letto come movimento patriottico, da altri come fenomeno criminale.

Pino Aprile crede che: “L’Italia liberata sia stata nella realtà un immenso Arcipelago Gulag” a causa dalla legge n.1409 del 15 agosto 1863, nota come: “Procedura per la repressione del brigantaggio e dei camorristi nelle Provincie infette“o più semplicemente Legge Pica.

Tuttavia, occorre esaminare sempre due punti di vista opposti.

C’è la tesi assolutoria,che guarda al Sud sottosviluppato rinvenendone le cause nella sottrazione di risorse operata dal Nord rapace e colonialista, che lo avrebbe“piovrizzato” per usare le parole dell’intellettuale sardo Antonio Gramsci. Egli affermò che: “l’unificazione si è risolta con un bilancio in rosso per il sud in termini di finanze e di sangue versato”.

Dall’altro lato c’è la tesi del familismo amorale di Banfield, che spiega le ragioni dello scarso senso civico, come assenza dell’esperienza dei Comuni nel Meridione, molto forte invece nel resto d’Italia. L’esasperato campanilismo risiederebbe nell’eccessivo collettivismo familistico e nell’incapacità di considerarsi cittadini e parte di una comunità più amplia rispetto alla propria famiglia. Questa, pur essendo un valido ammortizzatore sociale, può fortemente limitare l’orizzonte conducendo all’individualismo; rendendo ogni nucleo uti singolo cosciente soltanto del proprio interesse particolare, main capace di inquadrarsi in un contesto uti universi comprendente l’interesse generale

Antonio Gramsci disse: ”il Mezzogiorno non necessita di leggi e trattamenti speciali, ma di una politica che rispetti le esigenze generali, e non particolari tendenze politiche o regionali”. Forse aveva proprio ragione!

di: La redazione

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