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Tragedia del Raganello, il Consiglio nazionale delle ricerche ricorda eventi simili occorsi in Italia

In relazione alla tragedia causata dalla piena del torrente Raganello a Civita nel Parco del Pollino in Calabria, pubblichiamo la nota, pervenuta in redazione diffusa dall’ufficio stampa, dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpi) con la descrizione di alcuni eventi simili che dagli anni ’80 alla scorsa estate hanno colpito gruppi di turisti nel nostro Paese. In allegato anche una slide sulla Calabria con lo storico (1860-2017) di frane e inondazioni che hanno provocato danni alla popolazione.

Non è la prima volta che gruppi di escursionisti vengono colti di sorpresa da improvvise piene torrentizie. Soprattutto nel periodo estivo, temporali e piogge intense possono indurre un repentino aumento delle portate dei torrenti in bacini montani. Ad aggravare la pericolosità dei queste piene è la presenza dell’abbondante detrito lungo il letto del torrente che, una volta preso in carico dalle acque turbolente, viene trasportato verso valle, aumentandone la forza distruttiva. Dagli anni ottanta all’estate scorsa si sono registrati almeno dieci eventi che hanno causato 23 vittime tra i turisti. La peculiarità di questi eventi è la concomitanza di più fattori: la morfologia che costringe le acque ad incanalarsi e corrivare velocemente, l’intensità delle piogge e la presenza delle persone lungo i sentieri o i canyon.

Tra questi ricordiamo il forte temporale che nell’estate del 1991 colse di sorpresa un gruppo di ragazzi a pochi metri dal rifugio Brentei in Trentino. Sette di loro vennero schiacciati dai massi che, per effetto della intensa pioggia abbattutasi in quota, cominciarono a muoversi verso valle. Era proprio tra quei massi nel canalone che i ragazzi accompagnati da un seminarista, avevano in realtà cercato rifugio dalla pioggia.

Nell’agosto del ‘96 a rivelarsi fatale per due giovani ragazzi è stato un bagno tra le polle e le cascate del Riomagno nei pressi di Seravezza (LU). Una inattesa quanto mai improvvisa ondata di piena causata dai forti temporali travolse prima la ragazza e successivamente il suo amico nel tentativo di prestarle soccorso.

Sempre in agosto, nel 1999 in Val Chiavenna un gruppo di scout che campeggiava su delle palafitte costruite nel greto del torrente Febbraro, venne sorpreso da un’ondata improvvisa causata da un forte temporale avvenuto in quota durante la notte. In quella occasione tre giovani ragazze persero la vita.

Più vicino ai nostri giorni, nell’agosto 2015 a trovare la morte è stato un ragazzo che aveva deciso di passare qualche giorno in campeggio libero lungo il torrente Cordar in provincia di Biella. I forti temporali hanno improvvisamente ingrossato le acque del torrente strappando via la tenda e trascinando la vittima a valle. Ma nello stesso mese del 2015 un altro evento tragico ha coinvolto dei turisti in Abruzzo. In questo caso un fiume di acqua e massi ha travolto una famiglia di quattro persone mentre stavano salendo un sentiero lungo il canalone che porta al nevaio del Gran Sasso. Improvvisamente lo scenario meteo è mutato, forti ed improvvise piogge si sono abbattute sull’area generando un carico di acqua e detriti che ha trascinato a valle la madre che nella tragedia ha perso la vita. A dare l’allarme è stata la figlia di 12 anni che solo nel tardo pomeriggio è riuscita a scendere a valle e a far soccorrere padre e fratellino.

Come si evince dalla descrizione di alcuni di questi eventi a costituire un grande pericolo è la combinazione della presenza di forti temporali e il regime torrentizio dei corsi d’acqua montani la cui portata può aumentare di alcuni metri cubi in pochissimo tempo.

Malgrado i progressi delle moderne tecnologie per le previsioni meteorologiche, le piogge di breve durata e alta intensità, frequenti in estate e che evolvono velocemente nello spazio e nel tempo, restano ancora difficili da prevedere con accuratezza.

di: La redazione

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