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Una storia a fumetti di Soveria Mannelli (più o meno…) nelle tavole di Giorgio Grano: PRIMA PARTE

Il fumetto, con il suo linguaggio e la sua specificità, è una forma di espressione e di comunicazione che ha acquisito nel tempo una sempre maggiore rilevanza.

E questo anche grazie ai tanti autori italiani che hanno contribuito a farne la storia e che hanno tracciato una via maestra da seguire, quasi sempre con capacità di innovazione fuori dal comune e straordinaria inventiva. Da Hugo Pratt ad Andrea Pazienza fino a Zerocalcare, solo per fare qualche esempio.

Da oggi, in una rubrica apposita (contenuta, senza nulla usurpare, nella sezione “Cultura&Spettacoli” de ilReventino.it), vogliamo portare all’attenzione degli appassionati del genere, e non solo, i lavori di un giovanissimo autore soveritano, Giorgio Grano, che ci ha letteralmente stupiti per la sua capacità di utilizzare, con la giusta dose di ironia e notevoli capacità tecniche, questa particolare modalità narrativa.

A lui abbiamo chiesto, tanto per incominciare, di raccontare una sorta di “Storia di Soveria Mannelli” che possa, senza porsi alcun limite creativo e in maniera ovviante del tutto personale, rappresentare in qualche modo la nostra comunità e il suo sviluppo nel tempo.

La risposta non si è fatta attendere e – ve ne renderete conto voi stessi leggendo le prime due tavole pubblicate qui sotto – ci ha favorevolmente impressionati per la qualità e la creatività con le quali Giorgio Grano ha prontamente risposto al nostro appello.

Raffaele Cardamone

LE PRIME DUE TAVOLE DI GIORGIO GRANO:

 

 

 

di: Giorgio Grano

Giorgio Grano
Sono nato a Soveria Mannelli, non molto tempo fa, il 24 Settembre 2003 alle 16:15, o almeno così mi è stato detto. Non c’è molto da dire su di me, ma comunque mi sforzerò… Ecco, sin dall’asilo sono sempre stato definito uno diverso dagli altri, ma francamente penso che ognuno è diverso a modo suo… Durante gli anni delle elementari è arrivata la mia passione per il teatro, incoraggiata anche dalla maestra Guerina Trimboli. Ho cominciato scrivendo piccole “commedie” che poi recitavamo con gli amici, ma solo in quarta elementare ho recitato in un vero spettacolo per la prima volta. Si intitolava “Divina… Questa Commedia” ed era stata scritta dalla sopracitata maestra Guerina. Ricordo che l’ultimo giorno delle elementari piansi, ma ancora non sapevo che davanti a me c’erano quelli che tutt’oggi definisco i migliori tre anni della mia intera esistenza: gli anni delle scuole medie. Durante quegli anni ho conosciuto nuovi meravigliosi amici, ai quali tengo tantissimo, e in aggiunta ai vecchi compagni (sì, tengo tantissimo anche a loro se non si fosse capito) diventammo una classe che per me è stata leggendaria. Quella classe era diventata la mia seconda famiglia. In prima media cominciai a fare fumetti su commissione. Alcuni amici mi dicevano un tema e su quel tema io disegnavo un fumetto. Ecco, quello è stato il mio primissimo approccio al mondo dei fumetti, che per la cronaca, fino a qualche anno prima, detestavo con tutto il mio animo. In prima media, con i professori Corrado Plastino, Gabriella Sirianni e altri che non cito, ma che sono stati comunque importantissimi, ho preso parte all’attività teatrale, che allora era una tradizione della scuola da diversi anni. Quell’anno mettemmo in scena “I Due Soli Di Hiroshima” ai concorsi teatrali di Altomonte e Girifalco (ai quali vincemmo rispettivamente col terzo e col primo posto). In seconda media, invece, cambiammo scuola. Cioè, cambiammo edificio. Già, l’edificio delle medie aveva il tetto danneggiato, per cui ci spostammo nell’edificio delle elementari. Mi dispiacque un sacco, ma comunque l’anno procedette tranquillamente e anche con qualche novità, qualche cambiamento. Fu l’anno di “Settanta”, la seconda rappresentazione teatrale che feci alle medie. All’inizio mi sembrava più “scarsa” rispetto alla precedente, ma poi capii che aveva valore quanto l’altra. Ed è proprio con “Settanta” che inizia il terzo anno. Fummo invitati a rappresentare questo spettacolo a Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto, luoghi chiave nella trama della rappresentazione. Inizialmente non volevo andarci, non me la sentivo, e per questo feci leggermente impazzire i professori, ma alla fine mi convinsero un po’ loro, un po’ mi convinsi anche io e andai. E menomale! Perché fu un’esperienza davvero indimenticabile. Durante quel viaggio arrivò un’altra enorme passione, che persiste ancora oggi… La passione per i Beatles. La loro musica mi attrasse come nient’altro, e ciò mi spinse anche a imparare a suonare qualche strumento. Poi, purtroppo, questi tre anni sono finiti. Ma me li tengo ancora stretti sotto forma di meravigliosi ricordi di quei momenti che mi hanno reso ciò che sono oggi…

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