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TERZA PARTE: Una storia a fumetti di Soveria Mannelli (più o meno…) nelle tavole di Giorgio Grano

Prosegue la storia di Soveria Mannelli, reinterpretata dal giovane fumettista Giorgio Grano, con altre tre mirabili tavole che raccontano l’arrivo di Giuseppe Garibaldi e il disarmo dei soldati borbonici: un must della cultura storica  soveritana.

PER CHI SI FOSSE PERSO LE PUNTATE PRECEDENTI:

di: Giorgio Grano

Giorgio Grano
Sono nato a Soveria Mannelli, non molto tempo fa, il 24 Settembre 2003 alle 16:15, o almeno così mi è stato detto. Non c’è molto da dire su di me, ma comunque mi sforzerò… Ecco, sin dall’asilo sono sempre stato definito uno diverso dagli altri, ma francamente penso che ognuno è diverso a modo suo… Durante gli anni delle elementari è arrivata la mia passione per il teatro, incoraggiata anche dalla maestra Guerina Trimboli. Ho cominciato scrivendo piccole “commedie” che poi recitavamo con gli amici, ma solo in quarta elementare ho recitato in un vero spettacolo per la prima volta. Si intitolava “Divina… Questa Commedia” ed era stata scritta dalla sopracitata maestra Guerina. Ricordo che l’ultimo giorno delle elementari piansi, ma ancora non sapevo che davanti a me c’erano quelli che tutt’oggi definisco i migliori tre anni della mia intera esistenza: gli anni delle scuole medie. Durante quegli anni ho conosciuto nuovi meravigliosi amici, ai quali tengo tantissimo, e in aggiunta ai vecchi compagni (sì, tengo tantissimo anche a loro se non si fosse capito) diventammo una classe che per me è stata leggendaria. Quella classe era diventata la mia seconda famiglia. In prima media cominciai a fare fumetti su commissione. Alcuni amici mi dicevano un tema e su quel tema io disegnavo un fumetto. Ecco, quello è stato il mio primissimo approccio al mondo dei fumetti, che per la cronaca, fino a qualche anno prima, detestavo con tutto il mio animo. In prima media, con i professori Corrado Plastino, Gabriella Sirianni e altri che non cito, ma che sono stati comunque importantissimi, ho preso parte all’attività teatrale, che allora era una tradizione della scuola da diversi anni. Quell’anno mettemmo in scena “I Due Soli Di Hiroshima” ai concorsi teatrali di Altomonte e Girifalco (ai quali vincemmo rispettivamente col terzo e col primo posto). In seconda media, invece, cambiammo scuola. Cioè, cambiammo edificio. Già, l’edificio delle medie aveva il tetto danneggiato, per cui ci spostammo nell’edificio delle elementari. Mi dispiacque un sacco, ma comunque l’anno procedette tranquillamente e anche con qualche novità, qualche cambiamento. Fu l’anno di “Settanta”, la seconda rappresentazione teatrale che feci alle medie. All’inizio mi sembrava più “scarsa” rispetto alla precedente, ma poi capii che aveva valore quanto l’altra. Ed è proprio con “Settanta” che inizia il terzo anno. Fummo invitati a rappresentare questo spettacolo a Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto, luoghi chiave nella trama della rappresentazione. Inizialmente non volevo andarci, non me la sentivo, e per questo feci leggermente impazzire i professori, ma alla fine mi convinsero un po’ loro, un po’ mi convinsi anche io e andai. E menomale! Perché fu un’esperienza davvero indimenticabile. Durante quel viaggio arrivò un’altra enorme passione, che persiste ancora oggi… La passione per i Beatles. La loro musica mi attrasse come nient’altro, e ciò mi spinse anche a imparare a suonare qualche strumento. Poi, purtroppo, questi tre anni sono finiti. Ma me li tengo ancora stretti sotto forma di meravigliosi ricordi di quei momenti che mi hanno reso ciò che sono oggi…

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